22 Aprile 2024
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WWF, in pericolo anche gli ecosistemi italiani

Un recente report del WWF ha evidenziato lo stato di declino in cui versa la biodiversità del nostro Paese, indicando la strada per invertire la tendenza e recuperare habitat e specie animali

Tempo di lettura: 3 minuti

Il declino degli ecosistemi ha raggiunto livelli ormai catastrofici in tutto il mondo. A lanciare l’ultimo allarme è il WWF, che attraverso numerosi studi di scienziati ha calcolato l’impatto dell’uomo sul pianeta, constatando come la sua impronta stia accelerando tra le 100 e le 1.000 volte il tasso di estinzione naturale delle specie: la foresta atlantica è ridotta ormai al 12,5%, oltre il 50% delle barriere coralline sono compromesse e un’ampia porzione della foresta amazzonica è ormai completamente distrutta.

E il declino non riguarda solo luoghi lontani. Anche in Italia si registra questo preoccupante degrado, a fronte di una biodiversità che vanta da sempre valori elevati. Qui si contano, infatti, la metà delle specie vegetali europee e circa 1/3 di tutte le specie animali presenti in Europa. A scattare la fotografia al declino italiano è stato, nello specifico, il report intitolato “Biodiversità Fragile, maneggiare con cura: Status, tendenze, minacce e soluzioni per un futuro nature-positive”, in cui il WWF non ha voluto solo evidenziare i pericoli per l’ecosistema, ma proporre anche soluzioni utili a invertire la tendenza.


Dalle Liste Rosse nazionali sulla flora, redatte dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), emerge che a livello italiano circa l’89% degli habitat di interesse comunitario si trova ormai in uno stato di conservazione sfavorevole: dei 43 habitat forestali italiani cinque hanno uno stato di conservazione ‘criticamente minacciato’ e 12 sono ‘in pericolo’. Non va meglio l’analisi degli ecosistemi: il 68% di quelli italiani è considerato, infatti, ‘in pericolo’ e il 35% in ‘pericolo critico’. A rischio è il 100% degli ecosistemi dell’ecoregione padana, il 92% di quella adriatica e l’82% di quella tirrenica. Il 57% dei fiumi e l’80% dei laghi si trova in uno stato ecologico non buono. E i dati sullo stato di conservazione delle specie non sono meno preoccupanti: il 30% delle specie di animali vertebrati e il 25% delle specie animali marine del Mediterraneo sono a rischio estinzione.

Declino della biodiversità, tra cause e rimedi

Tra i fattori alla base della perdita di biodiversità non c’è solo l’inesauribile richiesta di risorse naturali da parte della società, ma anche il cambiamento climatico e una governance ambientale inadeguata rispetto alla complessità dei problemi. Eppure, gli effetti della perdita di biodiversità sono evidenti. E lo sono soprattutto sul clima per l’impatto sull’azoto, sul carbonio e sul ciclo dell’acqua. In altre parole, la perdita di natura sta mettendo a rischio gli stessi sistemi che garantiscono la vita, primo fra tutti quello relativo all’equilibrio idrico.

Occorre, quindi, intervenire subito, mettendo in pratica la Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030, che prevede che almeno il 30% delle specie e degli habitat di interesse comunitario in stato di conservazione non soddisfacente modifichino il proprio stato entro il 2030. In particolare, la strategia prevede che gli ecosistemi vengano tutelati incrementando la superficie protetta al 30% del territorio terrestre e marino, e che il 30% degli ecosistemi attualmente degradati vengano ripristinati.
Per ogni ambiente il report WWF suggerisce soluzioni da mettere in atto: dal recupero delle zone umide, al potenziamento della rete di monitoraggio delle acque interne superficiali e sotterranee; dalla necessità di un Piano di Adattamento alla crisi climatica alla gestione forestale; dalla riduzione dell’uso dei pesticidi in agricoltura fino all’ampliamento delle superficie marina protetta.

Vaillant Group e WWF, insieme a tutela della biodiversità

Tutti hanno un ruolo importante nella lotta contro il cambiamento climatico e la tutela della biodiversità, soprattutto le aziende. Per questo il WWF ha all’attivo una serie di collaborazioni con il mondo dell’industria. Di particolare rilievo la partnership recentemente annunciata con Vaillant Group, protagonista nel campo delle tecnologie per il riscaldamento e da tempo attivamente impegnata su svariati fronti legati alle tematiche ambientali. Avviata in Germania, la cooperazione con il WWF è stata subito estesa ad altri cinque Paesi europei, tra cui l’Italia. La collaborazione, che durerà almeno tre anni, punta a guidare con successo la transizione energetica dei sistemi di riscaldamento, dando la giusta rilevanza al tema del riscaldamento a basso impatto climatico nel dibattito sull’energia e sul clima. È, inoltre, previsto lo sviluppo di una strategia a lungo termine per la conservazione della biodiversità e il potenziamento delle attività a protezione delle specie. Rispetto a quest’ultimo punto, Vaillant Group si impegna a integrare obiettivi specifici all’interno del piano SEEDS (il suo programma di sostenibilità attivo dal 2011) proprio grazie alla partnership stretta con il WWF e alle sue competenze. La portata di SEEDS andrà, quindi, a crescere, estendendosi oltre gli ambiti che hanno contribuito da subito a comporre questa sigla e che da anni vedono obiettivi precisi e quantificabili, ossia ‘Sustainability in Environment, Employees, Development & Solutions and Society’.

“È un privilegio avere al nostro fianco un partner autorevole e competente come WWF, con cui avvalorare ulteriormente il nostro impegno nella direzione di un mondo più pulito attraverso prodotti climate friendly di elevata qualità”, ha commentato Gherardo Magri, AD di Vaillant Group Italia. “Iniziamo con entusiasmo questo bellissimo progetto, che vedrà delle attività concrete di salvaguardia ambientale e tutela della biodiversità nel nostro Paese. Non vediamo l’ora di sviluppare questa collaborazione”.

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