1 Marzo 2024
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vuoto a rendere

Tutti i vantaggi del vuoto a rendere

Le bottigliette, soprattutto di plastica, sono ormai dappertutto, nei mari, nei suoli... Eppure grazie all'innovazione tecnologica, un sistema usato in alcuni Paesi da decenni come il deposito cauzionale può dare un contributo sostanziale, con alti benefici per l'ambiente. Ma anche economici

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Probabilmente quando si parla di sistemi di deposito cauzionale l’espressione più adatta è “il classico uovo di Colombo”, che si usa per indicare quelle soluzioni semplici che arrivano a risolvere un problema che sembrava impossibile da affrontare.

In effetti, nei 50 Paesi di tutto il mondo (e altri se ne aggiungeranno a breve) in cui sono stati adottati questi sistemi si sono registrati miglioramenti clamorosi nella qualità dei sistemi di raccolta dei rifiuti: secondo i dati presentati nell’edizione 2022 del Global Deposit Book nei Paesi che applicano il vuoto a rendere si ha una media di recupero del 76% dei contenitori per bevande usa-e-getta, con picchi che sfiorano il 100% in Paesi come la Germania e la Finlandia.

L’idea alla base, al netto di piccole variazioni locali, è semplice: viene previsto il versamento di una cauzione all’atto dell’acquisto, che viene restituita quando il contenitore viene riportato nel punto vendita.

Il sistema può essere applicato a una varietà molto ampia di prodotti, dalle bottiglie per l’acqua, il latte, gli alcolici e le bibite, alle confezioni in carta o metallo per gli alimenti.

In molti Paesi è previsto l’utilizzo di un sistema con codice a barre, che consente di monitorare e gestire i vari flussi in uscita e al rientro, e i punti di contatto tra i consumatori e i venditori, che poi trasferiscono i vuoti alle industrie che si occupano del loro riciclo, possono essere più o meno sofisticati, andando dalla raccolta manuale nei negozi più piccoli fino a sistemi di raccolta completamente automatizzati negli store più grandi.

I vantaggi per l’ambiente sono importanti: aumentano, come detto, i tassi di riciclo e, conseguentemente, diminuiscono le emissioni inquinanti; vengono dispersi molti meno rifiuti nell’ambiente terrestre e marino e crescono di molto i tassi di circolarità del sistema economico.

In più, fatto non trascurabile, il sistema gode di percentuali di favore altissime da parte dell’opinione pubblica.

Se questo è il quadro, perché in Italia non applichiamo ancora un sistema di deposito cauzionale? In effetti, secondo un rapporto realizzato dalla società di consulenza Eunomia per l’Associazione comuni virtuosi e per la campagna A Buon Rendere, l’introduzione di un Drs (dall’inglese Deposit return system) darebbe grandi benefici a fronte di costi assolutamente accettabili.

Partiamo dai tassi di riciclo, che secondo lo studio potrebbero arrivare al 90%, in linea con quelli dei principali Paesi europei, valore che consentirebbe all’Italia di raggiungere i valori previsti dalla Direttiva europea sulle plastiche monouso.

In parallelo, diminuirebbero le emissioni di gas climalteranti, con un risparmio di oltre 600.000 tonnellate di CO2eq e crescerebbe di moltissimo la qualità del riciclato.

Secondo Eunomia, i vantaggi sarebbero massimi per il settore delle plastiche (specie del Pet), considerevoli per l’alluminio e complessivamente trascurabili per il vetro (si tratta infatti di un ambito in cui la percentuale di impurità è più bassa).

Per quanto riguarda i costi, lo studio stima che l’implementazione del Drs nel nostro Paese avrebbe un costo lordo annuo di circa 640 milioni di euro, e che i ricavi dalla vendita dei materiali raccolti per il riciclo e i depositi non riscossi (in ogni sistema di deposito cauzionale esiste sempre una frazione di depositi che non viene ritirata) compenserebbero quasi il 90% di questo costo annuo lordo.

I produttori pagherebbero quindi la differenza, che ha un costo netto stimato di poco più di 81 milioni di euro, con un contributo Epr che ha costi stimati tra 0,2 e 1,3 centesimi per ogni contenitore per bevande in plastica immesso sul mercato, mentre quello per il vetro potrebbe oscillare tra 1,9 e 2,5 centesimi per contenitore.

Il contributo Epr per i produttori sarebbe invece pari a zero per le lattine di alluminio, poiché i prezzi elevati del rottame di alluminio unitamente ai depositi non riscossi, possono coprire, da soli, il 100% dei costi del sistema.

Il rapporto dedica un’attenzione specifica anche ai Comuni che, se da un lato perderebbero parte degli attuali introiti ottenuti con il conferimento dei materiali ai consorzi, dall’altro potrebbero però risparmiare sui costi associati alla raccolta, alla cernita e allo smaltimento dei materiali deviati verso il Drs.

Inoltre, i Comuni potrebbero conseguire ulteriori risparmi intervenendo sui percorsi e sulla frequenza dei servizi di raccolta differenziata, di spazzamento, di raccolta manuale o meccanizzata dei rifiuti dispersi nei luoghi pubblici e sul servizio di svuotamento dei cestini stradali.

Infine, a questo già lungo elenco di vantaggi vanno aggiunti quelli che arriverebbero al governo nazionale. L’adozione di un sistema Drs fa infatti crescere la percentuale di imballaggi in plastica riciclati e questo andrebbe a ridurre il contributo che l’Italia versa all’Unione europea come Plastic Tax, che ammonta a 800 euro per ogni tonnellata di rifiuti di imballaggio in plastica non riciclati.

Insomma: vantaggi ce ne sarebbero davvero tanti e, dunque, cosa aspettiamo?