4 Dicembre 2021
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Sì alla bicicletta, ma “pop”

Dal 2020, grazie anche agli incentivi economici, è esploso il boom della bicicletta. Eppure, non è per forza necessario acquistare una bicicletta nuova e fiammante per godersi un bel giro in città. A volte anche la vecchia Graziella di zia può regalare grandi soddisfazioni: parola dei ragazzi delle Ciclofficine “pop”.

Tempo di lettura: 3 minuti

Complici la pandemia e il lockdown, che ha scoraggiato l’utilizzo dei mezzi pubblici e dell’automobile per coprire le brevi distanze consentite, la bicicletta sta vivendo una vera e propria golden age.  Dal 2020 si è verificato un incremento delle vendite del 17% per quanto riguarda le biciclette classiche e del 44% per quanto riguarda le e-bike, secondo quanto riportato da ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori).

Sicuramente l’incentivo economico, il cosiddetto Bonus Mobilità, ha dato una grossa spinta agli acquisti, inducendo molti ciclisti, esperti e non, ad acquistare una nuova bicicletta e a disfarsi dei mezzi considerati vecchi o inutilizzabili. Ma queste vecchie biciclette, che fine fanno? Nella migliore delle ipotesi vengono cedute, vendute, buttate o ancora peggio abbandonate. Eppure lo smaltimento corretto, la rivendita o la rimessa a nuovo di una vecchia bicicletta sono essenziali per non impattare sull’ambiente se si pensa che, solo nel 2020, sono stati venduti 2.010.000 di mezzi in Italia, secondo l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori.

Per ridurre l’impatto dello smaltimento delle biciclette, dei relativi pneumatici e di tutta la struttura sull’ambiente bisogna partire dall’acquisto, che dovrebbe essere ponderato e consapevole, partendo dall’uso che si vuole fare del mezzo: se dobbiamo solo percorrere pochi km al giorno per andare in ufficio, in città, non ci servirà sicuramente una mountain bike in alluminio, dotata di sospensioni complete e 16 marce. Perché non optare quindi per l’acquisto di una bicicletta usata o ridare vita alla vecchia e cara Graziella, con l’aiuto del negozio di biciclette di fiducia o ancora, cimentandosi in prima persona nella riparazione, insieme ai ragazzi delle Ciclofficine Popolari?

Nate negli ultimi anni in diverse città italiane, le Ciclofficine supportano i proprietari di biciclette usate e non a prendersi cura del proprio mezzo. Si tratta di realtà dotate di attrezzatura specifica per la riparazione delle due ruote all’interno di spazi messi a disposizione da associazioni ciclistiche o collettivi, dove chiunque può imparare a ripararsi la propria bici. In particolare, si rivolgono a chi ha una bicicletta di basso valore (economico, non affettivo), che necessita di riparazioni che quasi sicuramente supererebbero il costo della bici stessa. In questi casi spesso sono proprio i commercianti che scoraggiano la riparazione in quanto sconveniente dal punto di vista economico.

A Milano si contano circa una decina di ciclofficine e noi abbiamo incontrato Nicola Giovanni De Lorenzo, Presidente e Fondatore della Ciclofficina Pontegiallo, che ci ha raccontato dell’associazione.

“La nostra è un’associazione di promozione sociale. Ciclofficina Pontegiallo si trova all’interno dell’Anfiteatro Martesana e promuove una cultura ciclica sia teorica che pratica. Ci piace immaginare un modello di sviluppo urbano più “umano” e sostenibile e vogliamo costruirlo a partire da una mobilità urbana basata sull’utilizzo massiccio della bicicletta”.

A Milano tutto questo è fattibile trattandosi di una città con una struttura bike friendly: “Grazie a urbanisti e professionisti di ampie vedute è stato fatto tanto e dalle proto-piste ciclabili di prima oggi abbiamo tracciati più sicuri. Milano tra l’altro è sempre stata una città comoda per la bicicletta: è pianeggiante e caratterizzata da spazi non troppo grandi, che consentono di raggiungere gran parte delle destinazioni in poco tempo. La filosofia alla base della Ciclofficina Pontegiallo e del Circolo IAM coordinato dall’associazione è Do It Yourself, ossia “lo vedi, lo fai, lo insegni”, prosegue Nicola. “L’attitudine D.I.Y, che diventa uno strumento di empowerment individuale di grande efficacia, si declina in ogni attività̀ supportata dalla nostra associazione a partire dalla cultura del riuso e della auto-riparazione. Quello che facciamo nel concreto è offrire la possibilità di prenotare un appuntamento ogni domenica per chi ha bisogno di una consulenza o di una lezione di meccanica, per capire come apportare le riparazioni alla propria bicicletta. Vogliamo consentire ai ciclisti milanesi di essere in grado di prendersi cura della propria bicicletta che, da semplice mezzo di trasporto, assumerà poi tutto un altro valore”.

Investendo parecchio tempo nella nostra bicicletta, saremmo infatti più propensi a continuare a sistemarla per utilizzarla, al posto semplicemente di liberarcene per comprare un nuovo modello e andando a impattare sull’ambiente.

E quindi, se siete appassionati di bicilette e volete dare una mano, se avete bisogno di aiuto con il sistema frenante o volete acquistare una bicicletta usata all’asta, che i volontari hanno recuperato nei condomini per dar loro nuova vita, andate al Parco della Martesana per unirvi al gruppo di cicloamatori della Ciclofficina. Si trovano vicino al vecchio ponte giallo sul Naviglio della Martesana, in un contesto bucolico, insolito per Milano, tra anatroccoli, gallinelle d’acqua, rane e… qualche allegra famiglia di nutrie.