9 Dicembre 2019
associazioni ambientaliste - movimenti per il clima

Uno, cento, mille movimenti per il clima

Ecco chi combatte, in Italia, per la salvaguardia del clima e del pianeta: il fenomeno non è di oggi. Ma a quanto pare solo in questi ultimi mesi l’attenzione è aumentata. Il 29 novembre li ritroveremo in piazza

Tempo di lettura: 3 minuti

Domani, venerdì 29 novembre, sarà la prossima giornata di mobilitazioni per il clima. In pratica la terza, dopo quella di marzo e settembre. In piazza scenderanno ancora gli studenti – di tutte le età e sempre più organizzati attorno a Fridays for future, il movimento di base che si tende a definire grassroot, lanciato da Greta Thunberg -, ma anche le tante associazioni che si battono da tempo per la salvaguardia del nostro Pianeta.

Alcune sono molto conosciute come Greenpeace, Legambiente, Wwf. Ma accanto a queste Ong storiche si stanno facendo largo movimenti forse meno noti ai più e comunque con grandi iniziative.

I movimenti per il clima in Italia

È il caso di Italian Climate Network, un movimento italiano nato nel 2011 per collaborare con cittadini, istituzioni, aziende, Ong impegnate nel risolvere la questione climatica e assicurare all’Italia un futuro sostenibile. Il presidente è Serena Giacomin, fisico dell’atmosfera e meteorologa per il Centro Epson Meteo. Da sempre impegnata in attività di divulgazione scientifica multimediale su clima, energie rinnovabili e sostenibilità ambientale.

Accanto a lei un team di una ventina di professionisti cui recentemente si è aggiunta la supervisione di un Consiglio Scientifico formato da 7 specialisti (4 donne e 3 uomini) dall’innegabile profilo professionale.

“L’istituzione del Consiglio Scientifico – si legge in una nota rilasciata da Italian Climate Network – si è resa indispensabile alla luce dei tanti progetti in cui è coinvolta l’associazione Italian Climate Network, delle tante partnership attivate e delle sfide rappresentate dal percorso di attuazione dell’Accordo di Parigi”.

Tutti possono associarsi all’Italian Climate Network, sia da privati cittadini che come aziende (http://www.italiaclima.org/iscriviti/).

Milano per il clima è, invece, un ecosistema che a oggi conta più di 60 associazioni, Ong e Onlus, organizzazioni studentesche, imprese sociali, collettivi politici, comitati di cittadini e singoli indipendenti. Punto di riferimento per l’attivismo ambientalista a Milano, è strutturato in tavoli di lavoro e assemblee plenarie e ha reso possibile l’organizzazione e la gestione delle grandi mobilitazioni di piazza del 2019.

Tre i pilastri fondanti e programmatici di Milano per il clima: Obiettivo 1,5°C, ovvero tentare di suggerire azioni e progetti che tentino di moderare l’aumento di temperatura sotto il grado e mezzo come proposto dal Rapporto Ipcc; Giustizia Climatica, perché lo sviluppo insostenibile degli ultimi 150 anni ha visto aumentare drasticamente il divario tra ricchi e poveri e Pensiero Ecologico, che parte da un concetto olistico: gli sconvolgimenti del clima mondiale sono il più allarmante, ma non l’unico problema ambientale e la creazione e diffusione di una coscienza critica ecologista risulta fondamentale per l’umanità futura. Il che dimostra come il tema dei cambiamenti climatici sia molto profondo e necessiti di multi-saperi e conoscenze. Meglio ancora se accademiche.

Anche gli studenti e le studentesse del Politecnico di Milano si sono organizzati in un’associazione per il clima. È nata così Resilient Gap (Glocal action project), comunità creata con lo scopo di sviluppare “la coscienza e l’attivismo socio ambientale”, perché le problematiche ambientali – affermano i ragazzi di Resilient Gap – non devono essere viste come semplice cura e difesa della natura esistente, né possono essere affrontate da sole, ma vanno pensate nella complessità dei temi sociali che attraversano (leggi ecomafie, migranti ambientali, politica internazionale, economia circolare).

Resilient Gap punta così a lavorare sugli equilibri e sulle strategie di adattamento a cambiamenti già in corso. Indipendente e apartitica, laica e senza fini di lucro, Resilient Gap è finanziata con il solo contributo dei membri e del Politecnico di Milano.

The Climate Mobilization cui appartiene anche Extinction Rebellion, grande movimento di protesta e difesa del clima noto ormai per i flash mob organizzati in tutta Europa, risale al 2014. Margaret Klein Salamon è l’ideatrice che si rifà al testo Climate Change Denial: Heads in the Sand scritto nel 2011 da Haydn Washington e John Cook.

Ciò dimostra come in tutto il mondo i movimenti che lottano per la salvaguardia del clima non sono nati oggi. Come mai i media allora se ne sono accorti solo da qualche mese? Intanto, il movimento Fridays for future è molto attivo anche in Italia. Alcuni giovani rappresentati hanno appena ritirato il premio Earth Prize promosso dal Segretariato permanente del World Environmental Education Congress (Weec network) e dall’Amministrazione di Luino (Varese, Italia).

“Come attivisti di Fridays for future” hanno esordito nel ritirare il riconoscimento “ci sentiamo in dovere di dirvi che i premi dovrebbero celebrare la realizzazione di obiettivi. Ma quest’ultimi, a nostro parere, non solo non si sono ancora realizzati, ma nemmeno si possono scorgere in lontananza”. La chiusa del loro discorso è stata: “Cerchiamo tutti quanti allora di meritare il premio nei confronti di chi custodisce la terra, custodendo la vita di tutti”.