4 Dicembre 2021
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L’incredibile avventura “In Solitaria” di Elia. Tra sostenibilità e consapevolezza

Il viaggio di Elia Origoni che, lungo un percorso di trekking di 7.000 km, attraverserà l’Italia da sud a nord in completa autonomia, autosufficienza, e nel pieno rispetto della natura.

Tempo di lettura: 4 minuti

Nella vita di tutti i giorni, o quando decidiamo di organizzare un’escursione o una gita fuori porta nella natura, non sempre ci soffermiamo sufficientemente  a riflettere sull’impatto che i nostri comportamenti potrebbero esercitare sulle bellezze naturali che ci circondano e sul benessere della flora e della fauna che le abitano.

Fortunatamente, c’è chi ha invece fatto della salvaguardia e del rispetto dell’ambiente una vera e propria missione di vita. Un esempio che ci piace raccontare per invitare le persone a prendersi del tempo per riflettere, capire e infine agire nella direzione di uno stile di vita più sostenibile.

Elia Origoni è un “avventuriero delle terre alte”, come lui stesso si definisce. Classe 1991, ha fatto della propria passione per la montagna e la sostenibilità la propria ragione di vita. Membro del Soccorso Alpino e accompagnatore di media montagna, Elia ha deciso di intraprendere un incredibile percorso, partito l’8 febbraio scorso da Santa Teresa di Gallura in Sardegna in direzione Trieste.

“In Solitaria 2021”, questo il nome dell’avventura che prevede un viaggio di 8 mesi, 400 tappe e 7000 km lungo il percorso escursionistico di trekking più lungo al mondo, gestito dal CAI, il Club Alpino Italiano… 

Un viaggio all’insegna della sostenibilità che Elia affronterà in completa autonomia e autosufficienza, dotato solo di uno zaino con il minimo indispensabile al suo sostentamento. Non solo, Elia utilizzerà solo cartina geografica e bussola per orientarsi, evitando l’utilizzo di ogni genere di device tecnologico.

Ma lasciamo che sia lo stesso Elia Origoni a raccontarci di più sul suo viaggio.

Prima di tutto Elia, come è nata l’idea di questo viaggio e  di farlo cercando di impattare il meno possibile sull’ambiente?

L’idea di “In Solitaria 2021” è nata alla fine di un’altra mia avventura, “Solo Alps”, un trekking di oltre quattro mesi sulle Alpi a media quota da Vienna a Genova, senza materiale da alpinismo e non facendo affidamento su nessuna struttura alberghiera o rifugi. Arrivato a Genova e intravedendo davanti a me gli Appennini, ho subito trovato ispirazione per quello che sarebbe stato il mio prossimo viaggio su quelle montagne, che è appunto quello che parte l’8 febbraio.

Spero che il mio percorso totalmente all’insegna della sostenibilità possa essere un buon modo per trasmettere il messaggio del rispetto che dobbiamo avere nei confronti dell’ambiente naturale. Se la natura ci offre paesaggi così belli, è necessario rispettarla, altrimenti non ci ricambierà più. Inoltre, la sostenibilità per me è un vero stile di vita, è un valore che  mi è stato trasmesso sin dall’infanzia e che adotto nella vita di tutti i giorni.

Come sarai equipaggiato? E come saranno i mezzi di trasporto che utilizzerai per le traversate?

Per l’equipaggiamento, cercherò di viaggiare il più leggero possibile per minimizzare  lo sforzo fisico. I materiali tecnici che utilizzerò saranno anch’essi sostenibili. Per esempio, sarò dotato di uno zaino interamente composto da materiali riciclati.

Per riuscire a rispettare al meglio questo concetto del viaggio a impatto zero e non utilizzare quindi mezzi di trasporto a combustibile che inquinerebbero gli ecosistemi marini, ho deciso di affrontare le traversate marine dalla Sardegna alla Sicilia, dello stretto di Messina, del Lago Maggiore e forse anche del Lago di Como con una barca a remi costruita per le traversate oceaniche. L’imbarcazione sarà dotata di alcuni pannelli solari che consentiranno di tenere sempre accese le luci di navigazione e gli apparati radio di emergenza.

Durante il trekking, hai mai assistito ad atteggiamenti poco sostenibili tra gli escursionisti?

Purtroppo sì. Ancora troppi escursionisti disperdono nell’ambiente oggetti come fazzoletti, bucce di frutta o lattine, che spesso vengono ritrovate tra i massi dopo molto tempo. Comunemente si pensa che disperdere oggetti come i fazzoletti o le bucce non sia di grande danno all’ambiente, trattandosi di materiali biodegradabili. Questo potrebbe essere vero solo in parte, ma se tutti adottassimo questo modo di pensare, l’ambiente verrebbe gravemente danneggiato e inquinato.  Per non parlare del fatto che i rifiuti esercitano un effetto negativo sulla fauna che abita quei luoghi. Gli animali potrebbero cambiare il proprio comportamento, per esempio evitando di cacciare essendosi abituati a consumare gli alimenti dispersi dall’uomo. Per questo motivo è molto importante riportare a casa tutta la spazzatura e non disperdere nulla nell’ambiente.

Come amante della montagna e sostenitore di una filosofia di vita sostenibile, che consigli ti sentiresti di dare a chi si approccia per la prima volta al mondo delle escursioni?

Prima di tutto vorrei fare un’osservazione sull’abbigliamento da utilizzare. Per andare in montagna non bisogna per forza indossare vestiti tecnici e all’ultima moda. Acquistare un capo tecnico equivale sempre a comprare un indumento fatto di plastica. Per questo motivo, per le prime passeggiate ed escursioni, bastano vestiti comodi che già possediamo nei nostri armadi. Inoltre, consiglio l’utilizzo di borracce o bottiglie di plastica riciclate oltre a eliminare direttamente a casa le confezioni degli alimenti che si porterà negli zaini. In alta quota, invece, si sarebbe costretti a  gettare la spazzatura nel cestino lungo il sentiero e senza poterla differenziare…meglio farlo a casa e viaggiare più leggeri!

Hai parlato di sostenibilità dei materiali tecnici. Quale elemento può distinguere un materiale più o meno sostenibile?

Questo è un tema molto delicato. Bisognerebbe informarsi e individuare quelle aziende che si adoperano effettivamente nell’essere green, come per esempio brand che utilizzano materiali riciclati per la produzione dei capi. Sono sempre di più le aziende che fanno del vero e proprio  green washing[1] e che si definiscono green solo per indurre a comprare.  In generale, un acquisto sostenibile può richiedere più tempo e impegno da parte del consumatore, ma ciò che ne risulta è sicuramente un acquisto consapevole e quindi meno impattante sull’ambiente.

Consapevolezza. Questa la parola che da sola racchiude il senso della missione di Elia. Tramite la sua avventura si impegna a diffondere consapevolezza nel prossimo circa l’importanza di ogni scelta nei confronti dell’ambiente naturale che ci circonda e allo stesso tempo consapevolezza che modi alternativi di spostarsi, vivere e viaggiare sono possibili e alla portata di tutti nel proprio piccolo.

Elia tornerà a casa il prossimo ottobre, dopo aver portato a compimento un’incredibile esperienza, non solo per i km percorsi, ma anche per il grande impatto che lascerà su chi vorrà conoscere la sua storia.

Per prendere parte a questo incredibile viaggio, è possibile seguire Elia tramite la  newsletter del lunedì, in cui verranno pubblicati aggiornamenti sui suoi spostamenti, e su Instagram e Facebook, dove condividerà esperienze ed emozioni del viaggio.

Vi è infine una raccolta fondi, aperta dall’esploratore per l’acquisto della barca a remi. Rimarrà attiva sul suo sito ufficiale fino alla fine del viaggio, per chiunque volesse contribuire  a distanza a questa incredibile iniziativa.

In bocca al lupo Elia!


[1] Per Green washing si intende una strategia di comunicazione adottata da certe imprese o organizzazioni finalizzata a costruire un’immagine ingannevolmente positiva delle proprie attività sotto il profilo dell’impatto ambientale.