7 Giugno 2020
energia elettrica

L’energia elettrica me la faccio in casa

La produzione di energia da fonti rinnovabili e il suo consumo autonomo è la soluzione più veloce per il raggiungimento degli obiettivi ambientali al 2030. Ma è anche una grande occasione per i consumatori, individuali o condominiali, per risparmiare sui costi della bolletta

Tempo di lettura: 3 minuti

Quando si discute di energie rinnovabili si pone l’accento sulla riduzione delle emissioni nocive e sulla transizione verso un sistema energetico ambientalmente pulito. Naturalmente l’obiettivo delle emissioni zero è irraggiungibile senza un cambio culturale e industriale nel modo di produrre l’energia che ci serve per continuare a progredire e a mantenere i livelli produttivi, scientifici e di comfort attualmente raggiunti.

Un aspetto di cui si parla poco, e che invece riguarda direttamente i consumatori – al momento la discussione è ancora a livello tecnico e di difficile comprensione per i non addetti ai lavori -, è quello dell’autoconsumo, ovvero, la possibilità di produrre autonomamente l’energia elettrica necessaria ai propri bisogni.

Le nuove direttive europee in materia di energia, infatti, hanno attribuito agli utenti un ruolo attivo nella transizione verso un futuro a emissioni zero, dando loro la possibilità di produrre energia autonomamente. Sia per loro stessi che per altri utenti, attraverso l’autoconsumo dell’energia o tramite lo scambio con altri utenti.

Interessante notare le diverse tipologie di soggetti attivi previsti dalla normativa europea sulla produzione autonoma di energia: si va dall’autoconsumatore di energia rinnovabile – utente che produce energia elettrica rinnovabile per il proprio consumo ma può immagazzinare o anche vendere energia elettrica rinnovabile autoprodotta – agli autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente – almeno due autoconsumatori di energia rinnovabile – fino alle comunità di energia rinnovabile e alle comunità energetiche dei cittadini – persone giuridiche che prevedono la produzione di energia anche a scopo commerciale e con obiettivi di profitto finanziario.

Un’impostazione che però ha aperto un dibattito tra le associazioni dei produttori di energia e il legislatore nazionale.

Produrre l’energia elettrica autonomamente

Dal momento che per la produzione autonoma di energia da fonti rinnovabili e il successivo autoconsumo non sono più richiesti ingenti investimenti – basta un impianto fotovoltaico a tetto con un sistema di accumulo -, l’apertura a un mercato autonomo pone grosse problematiche di tipo economico.

In primis per gli operatori che temono di veder ridotti i propri ricavi, ma anche di subire sovraccarichi o inefficienze della rete elettrica qualora le energie prodotte dai consumatori finali venissero reimmesse in circolo.

Secondariamente per le associazioni dei consumatori preoccupati invece all’idea che, diminuendo i ricavi delle compagnie elettriche, gli oneri di sistema vengano ripartiti tra i consumatori tradizionali, cioè quelli che non potendo autoprodurre la propria energia continuano ad attingerla dalla rete, con un conseguente aumento delle bollette.

C’è però un elemento che viene trascurato: la normativa europea, attraverso la definizione di comunità energetica, permette la costituzione di insiemi di cittadini anche molto ampi – pensiamo ai grandi complessi condominiali di edilizia popolare delle nostre città – che potrebbero diventare poli di produzione di energia rinnovabile con evidenti vantaggi economici per gli inquilini e per l’ambiente.

Un cambio di cultura e di passo che ci viene dettato dal buon senso ma anche dagli stringenti obiettivi ambientali al 2030, che ci impongono la necessità di una crescita annua per il fotovoltaico molto più alta rispetto ai 437 MW installati in Italia l’anno scorso.

Nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) inviato dal Governo italiano alla Commissione Europea a inizio 2018, infatti, il nostro Paese si è impegnato a una riduzione delle emissioni di gas-serra di almeno il 40% rispetto al 1990, mediante l’aumento del 32% delle rinnovabili e del 32,5% dell’efficienza energetica.

Per rispettare questi obiettivi, l’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano stima però che le installazioni fotovoltaiche in Italia dovranno superare i 900 MW annui dal 2020 al 2025, per poi crescere ulteriormente di 4,8 GW annui dal 2025 al 2030. Ovvio, quindi, pensare che la strada dell’autoconsumo – individuale, ma soprattutto collettivo – sia la migliore e la più veloce per portare l’Italia sulla traiettoria corretta verso il raggiungimento degli obiettivi ambientali. Che restano però ancora troppo bassi rispetto alle necessità.