22 Ottobre 2021
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La carica dei nuovi Green Jobs

Nell'economia circolare, la “segmentazione” verticale delle mansioni lavorative deve far posto al “collegamento” orizzontale tra persone e gruppi. Uno studio pubblicato di recente presenta alcune proposte per accelerare questi sviluppi, e ribadisce la centralità della formazione continua

Tempo di lettura: 3 minuti

Designer circolare, Gestore della logistica inversa, Esperto di blockchain per la sostenibilità, Tecnico di gestione della filiera, carrellista digitale: i bigliettini da visita saranno sempre più creativi in futuro.

Lo vuole l’economia circolare che sta già spingendo perché si diffondano nuovi Green Jobs. 200 (ma la crescita è continua) sono le nuove professioni censite nella nuova indagine di Randstad Research, il centro di ricerca sul lavoro del futuro promosso da Randstad, che ha realizzato il primo repertorio in questo ambito come strumento di orientamento per le aziende e lavoratori.

Il passaggio a un’economia circolare è indispensabile per realizzare quella transizione ecologica la cui urgenza è ogni giorno più evidente. I concetti e le pratiche della circular economy possono infatti dare un contributo determinante alla decarbonizzazione, riducendo la pressione sulle risorse naturali e la quantità di rifiuti prodotti.

In aggiunta, oltre a essere facilmente applicabili al settore edilizio e a quello dell’industria, le pratiche di circolarità vanno a braccetto con i sistemi di energia rinnovabile e con quelle parti dell’agroalimentare che guardano alla sostenibilità e alla tutela della biodiversità.

Fino a oggi, però, nella massa di studi, analisi, report e paper dedicati a questo settore in fortissima espansione mancava un’analisi delle competenze e delle qualità richieste a chi vuole lavorare nell’economia circolare.

Una lacuna importante, a cui ha posto rimedio Randstad Research Italia (Rri), centro di ricerca del gruppo Randstad, che ha di recente presentato Le duecento e più professioni dell’economia circolare.

Si tratta, come recita il sottotitolo, di un repertorio aperto, che parte dalla constatazione che nei prossimi anni si rischia di arrivare a un collo di bottiglia, a causa del mismatch tra le richieste di un mercato del lavoro, che deve soddisfare gli imperativi normativi ed economici della transizione e le competenze oggi disponibili.

Per superare questa strettoia, che rischia di penalizzare fortemente il nostro paese, secondo Randstad servono figure ibride, che a una solida cultura tecnico-scientifica sappiano affiancare doti come l’attitudine a lavorare in team, la flessibilità e la capacità di rapportarsi con persone interne ed esterne all’organizzazione.

Le nuove professioni si caratterizzano proprio per questa apertura, che rende di fatto impossibile pensarle isolate le une dalle altre e per il fatto che le competenze del curriculum di studi di ciascuna professione vanno integrate trasversalmente con quelle relative ai temi della circolarità e della sostenibilità.

Oltre al profilo individuale, le sfide della nuova economia investono anche le modalità di organizzare il lavoro. La proposta di Randstad consiste nella definizione di una serie di costellazioni, intese come metafore utili per analizzare i modi in cui le varie attività si integrano nella concreta operatività circolare e per individuare le risorse umane necessarie per uno sviluppo coerente con i modelli di business della nuova economia.

Le costellazioni sono squadre composte da diverse professionalità che, nei vari ambiti lavorativi, devono affrontare gli aspetti specifici della transizione circolare. In ognuna di esse il Randstad Research individua tre livelli distinti.

Ci sono le professioni centrali, che costituiscono il cuore della costellazione e sono indispensabili per la sua vitalità. Vengono poi le professioni specialistiche, che hanno caratteristiche molto specifiche e sono presenti solo in alcune aziende. Infine, le professioni emergenti trasversali che, come dice il nome, sono ancora in via di definizione e hanno qualità trasversali rispetto alla costellazione.

Per rendere meno astratto il discorso si può guardare ad alcune delle costellazioni che compaiono nel report di Randstad. Nella costellazione delle comunità intelligenti rientrano, al livello centrale, gli esperti di resilienza urbana, i gestori di servizi digitali, gli specialisti dell’informazione certificata, i progettisti per la mappatura delle filiere, gli ingegneri (o designer) della sostenibilità.

Accanto a queste figure, ci sono professionalità specifiche, tra cui informatici, tecnici edili esperti in efficienza energetica, esperti di telerilevamento o Gps, di web marketing per la sharing economy, ma anche professionalità emergenti e trasversali, come i big data analyst, i mobility manager, designer Zeb o scout per le risorse.

Oppure, per spostarsi su un tema centrale per il contrasto dei cambiamenti climatici, nella costellazione del recupero del suolo rientrano al livello centrale gli esperti di gestione ambientale e recupero del suolo e quelli di conversione dei suoli, al livello delle professionalità specifiche figure come i chimici per la creazione di pesticidi ecosostenibili, informatici e imprenditori per i biofertilizzanti, e in quelle emergenti trasversali gli esperti in prevenzione della desertificazione o gli installatori di impianti di fitodepurazione biotecnologica.

Lo studio di Randstad ribadisce la necessità di una riforma del mondo dell’istruzione, a partire dalle scuole materne fino al lifelong learning.

In particolare, in linea anche con le indicazioni del Pnrr, è opportuno rafforzare l’accesso agli Istituti tecnici superiori, che costituiscono uno degli ambiti indispensabili per sviluppare le professionalità che servono nella nuova economia.