10 Maggio 2021
wellbeing - felicità

Italiani, gente felice, ma non sul lavoro

Dalla nascita dell'Associazione Ricerca Felicità arriva il primo Osservatorio italiano sulla felicità per capire quanto i parametri della serenità siano nelle corde di tutti noi. E i dati sull'ambiente di lavoro danno importanti indicazioni

Tempo di lettura: 2 minuti

C’è chi studia la felicità, o meglio il benessere di una civiltà e non per forza è un filosofo. Come Sandro Formica, visiting professor di Strategia Aziendale all’Università Bocconi di Milano nonché titolare della cattedra di Scienza della Felicità alla Florida International University.

Formica lavora con Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle, che, dopo più di vent’anni di esperienza nel contesto di multinazionali, hanno deciso di lasciare i loro ruoli apicali e dedicarsi ad aiutare persone, organizzazioni e aziende a co-creare e implementare i propri modelli di wellbeing attraverso tecniche e percorsi che generano felicità, positività, creatività e innovazione per il bene comune.

Il trio ha appena fondato l’Associazione Ricerca Felicità che farà dell’Osservatorio italiano sulla felicità uno strumento basato su dati e fatti su cui ragionare.

Qualcosa di simile, in realtà, c’è già: si tratta del World Happiness Report, che ha l’obiettivo di misurare scientificamente il benessere soggettivo in oltre 150 paesi. L’osservatorio italiano vuole però essere calzante su come il nostro Paese sia felice.

La letteratura è ricca di riflessioni e ricerche sul tema della felicità ma sentivamo la necessità di dotarci di uno strumento puntuale, in grado di offrire numeri per comprendere lo stato attuale della felicità e del benessere dei lavoratori italiani” ci spiega Elisabetta Dallavalle, presidente dell’Associazione, ma anche fondatrice con la Corricelli di ELEhub – società benefit che si occupa di trasformazione positiva.

L’incontro con Sandro Formica “è stato il punto di partenza per costruire un metodo e un modello dedicato alla misurazione della felicità, sia come individui che come collaboratori all’interno delle aziende” precisa Dallavalle.

Da qui l’idea di creare un osservatorio che, pur mantenendo gli occhi puntati sulle novità, nazionali e internazionali, sulle ricerche e sulle pubblicazioni riguardanti i vari aspetti del mondo del welfare, wellbeing e happiness, sia in grado di misurarle nel territorio italiano e offrirle al mondo delle istituzioni, organizzazioni profit, non profit, scuole ed enti educativi e media.

L’obiettivo è innanzitutto quello di monitorare un orientamento culturale all’interno del movimento Wellbeing & Happiness in continua crescita in Italia e nel mondo.

La metodologia scelta è quella di InTribe, la società di indagini di mercato innovative che utilizza tool proprietari di analisi dei big data e le gamified survey per analizzare in profondità gli insight dei consumatori e tracciare i trend di mercato.

La prima ricerca ha sondato il rapporto tra felicità degli italiani e lavoro su un campione di 1.314 persone, tra lavoratori dipendenti (72,3%) e liberi professionisti (27,7%), suddivisi per sesso con una media ponderata del 42,3% di donne e del 57,7% di uomini, appartenenti alle 4 generazioni (Baby Boomers, Generazione X, Millennials, Generazione Z).

Il quadro sintetico ha fatto mergere che tra i rappresentanti della Generazione Z solo il 19% si trova concorde a ritenere che la propria vita sia vicina al proprio ideale, contro il 28% dei Baby Boomers.

I dati mostrano una popolazione mediamente soddisfatta – commentano dall’Associazione Ricerca felicità – ma quello su cui va assolutamente puntata l’attenzione è la mancanza di allineamento valoriale tra lavoratori e imprese e la mancanza di orientamento al futuro. Siamo un Paese che dovrà fondare tutto sulla creatività e sulle potenzialità innovative di ripresa per consentire all’Italia, di uscire da questo grave periodo di rallentamento medio dell’Economia“.