1 Dicembre 2022
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attestato prestazione energetica

Efficienza degli edifici, un’opportunità (ancora) da cogliere

Le politiche dell'Unione europea mettono l'efficienza al primo posto e le varie proposte sui consumi energetici in edilizia, parte integrante del Green Deal, puntano a obiettivi di riduzione dei consumi molto ambiziosi

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L’attestato di prestazione energetica, introdotto con il Decreto legge 63/2013 in sostituzione del vecchio attestato di certificazione energetica, è oggi obbligatorio per le compravendite, le donazioni, le locazioni e le ristrutturazioni superiori al 25% della superficie dell’immobile, ed è previsto sia per gli edifici residenziali sia per quelli non residenziali.

L’Ape esprime con una serie di lettere (dalla A4 alla G) le prestazioni energetiche dell’edificio, ed è considerato uno dei tasselli fondamentali del processo di efficientamento del parco edilizio del nostro Paese.

Dopo la prima edizione nel 2020, Enea e il Comitato termotecnico italiano hanno di recente presentato il Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici, che fa il punto sulla situazione dei percorsi di certificazione a partire da quasi un milione di attestati rilasciati in 17 regioni e 2 province autonome.

Una base dati imponente e molto più ampia rispetto a quella impiegata per la prima edizione del rapporto, quando gli attestati presi in esame erano stati poco più di 540.000, che ha consentito di effettuare indagini più approfondite e con un valore statistico più rilevante, considerato anche che il campione iniziale è stato sottoposto a un sistema di verifica che ha portato a scartare circa il 10% dei dati di partenza.

Dei circa 950.000 attestati analizzati nel rapporto, tre quarti riguardano immobili costruiti prima della legge 10/1991 (che già allora conteneva le norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia) e quasi il 6% quelli costruiti tra il 2016 e il 2020.

L’85% degli attestati è connesso a passaggi di proprietà e locazioni, poco più del 3% a nuove costruzioni, quasi il 4% alle riqualificazioni energetiche e poco meno del 2,5% alle ristrutturazioni importanti.

Il residenziale conta per l’86% degli attestati (e in questo caso quasi l’84% degli Ape è relativo alla categoria abitazioni adibite a residenza con carattere continuativo), mentre il restante il 14% riguarda il non residenziale (di cui oltre il 6% relativo alla categoria attività commerciali e assimilabili, il 3% alla categoria uffici e assimilabili e un altro 3% alla categoria attività industriali, artigianali e assimilabili).

Oltre ai numeri, parecchi, la nuova edizione del rapporto contiene anche qualche indicazione incoraggiante. La prima è che nel residenziale sono diminuiti gli attestati di prestazione energetica nelle classi intermedie e più basse, con un calo dell’1,2% rispetto al 2019, a vantaggio di quelli nelle classi energetiche più elevate.

Diverso il caso del non residenziale, in cui si conferma l’incremento degli Ape nelle classi meno efficienti (+3,5%) già registrato lo scorso anno; va tuttavia tenuto conto che il settore si caratterizza per una quota maggiore di certificati nelle classi energetiche migliori e intermedie (circa il 55% contro il 40% del residenziale).

La seconda buona notizia riguarda, ancora, il settore residenziale: la classe energetica G è caratterizzata da valori medi dell’Indice di prestazione energetica globale che sono oltre il triplo di quelli medi della classe energetica A4, dato che rende possibili notevoli miglioramenti.

Considerando poi la sola quota di energia primaria da fonti non rinnovabili, nella classe energetica G questa è 10 volte rispetto a quella della classe A4.

Dal rapporto emerge anche che la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili risulta più che triplicata tra gli immobili più vetusti e le nuove costruzioni, in cui arriva al 47%.

Per il settore non residenziale, si conferma l’incremento dell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile per le riqualificazioni energetiche, le ristrutturazioni importanti e le nuove costruzioni (effetto degli obblighi prescrittivi della legislazione vigente).

In media, la copertura del fabbisogno energetico attribuibile alle fonti di energia rinnovabile è maggiore nel settore non residenziale. Fanno eccezione le nuove costruzioni non residenziali, in cui la copertura del fabbisogno con fonti rinnovabili si ferma al 31%.