4 Dicembre 2021
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Cop26, si poteva, si doveva pretendere di più?

Sicuramente quella di Glasgow è stata la Cop26 più “osservata” e anche più politica, ma purtroppo ancora poco performante. Ma non su tutto...

Tempo di lettura: 2 minuti

A Glasgow, in occasione della Cop26, sono state molte le dichiarazioni inaspettate che hanno raggiunto i tanti osservatori, Greta Thunberg compresa, che non ha smesso di criticare il blablabla sentito durante gli intesi giorni della ventiseiesima conferenza delle parti.

Ma alcuni risultati positivi sono stati raggiunti; tra questi la dichiarazione di Cina e Usa che hanno ammesso il valore dei dati scientifici, in primis quelli rilasciati dal sesto rapporto dell‘Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) che risale allo scorso agosto.

Wow, verrebbe da dire. Dalla nota firmata dalle due super potenze emerge che entrambe “intendono lavorare insieme e con altre parti per rafforzare l’attuazione dell’accordo di Parigi“.

L’obiettivo, lo ricordiamo, è mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi e di perseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C.

Peccato che la spada di Damocle puntata sulle nostre teste sia quella delineata dall’aggiornamento annuale di Climate Action Tracker che ha calcolato l’impatto sul futuro aumento della temperatura globale del Pianeta: se si prendono in considerazione i soli impegni assunti dai Paesi per il 2030, l’aumento della temperatura media globale sarebbe di 2,4°C nel 2100. Analizzando invece ciò che i Paesi stanno effettivamente facendo (e non solo le proposte) l’aumento previsto sarebbe ancora più elevato, pari a 2,7°C.

Decisioni concordate e azioni intraprese

Accelerazione della transizione verde e a basse emissioni di carbonio, innovazione tecnologica a sostegno del clima: sono i punti su cui Cina e Usa dicono di voler lavorare attraverso quadri normativi e standard ambientali relativi alla riduzione delle emissioni di gas serra. Entrambe hanno firmato il Methane emissions reduction action plan.

Le due nazioni intendono cooperare per migliorare la misurazione delle emissioni di metano; scambiare informazioni sulle rispettive politiche e programmi per rafforzare la gestione e il controllo del metano; infine, promuovere la ricerca congiunta sulle sfide e le soluzioni per la riduzione delle emissioni di metano.

Tutto il resto, però, è rimandato alla prossima Cop27 che si terrà nel 2022 a Sharm El Sheikh (Egitto).

Nelle bozze che circolano nel post Glasgow, infatti, l’indicazione di dismettere il carbone è stata stemperata dalla parola unabated, che di fatto limiterebbe la dismissione solo alle centrali prive di sistemi di abbattimento delle emissioni, mentre per quanto riguarda i sussidi ai combustibili fossili l’introduzione dell’aggettivo inefficienti ridurrebbe di molto la portata della misura, dato che potrebbero continuare a essere erogati i sussidi efficienti, quelli che secondo gli autori della modifica dovrebbero evitare che i costi della transizione ricadano sui più poveri.

Tra le organizzazioni ambientaliste che hanno partecipato alla Cop26, Greenpeace – che pure apprezza il riferimento alla transizione equa, con cui aiutare le nazioni più vulnerabili – sottolinea come le aziende dei combustibili fossili siano ancora riuscite a influenzare i processi decisionali di governi e aziende.

Pesa anche l’affermazione dell’India che a Glasgow ha rivendicato il diritto responsabile alla gestione dei combustibili fossili. Così, però “rischiamo di inciampare a un paio di metri dal traguardo” ha affermato Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea.

Troppi Paesi dopo questa Co26 rimangono ancora liberi per troppi anni di investire in tecnologie climalteranti” commenta Marirosa Iannelli, coordinatrice clima e advocacy e capo delegazione di Italian ClimateNetwork ai negoziati Cop26.

Ma la Iannelli elenca anche i passaggi in avanti ottenuti da questa conferenza delle parti su trasparenza, finanza climatica, Ndc (Nationally Determined Contributions).

Inoltre – commenta la coordinatrice di Italian ClimateNetwork – è stato approvato il programma di lavoro di due anni sul Global Goal of Adaptation che si chiama Glasgow Sharm-El-sheikh Work Programme che mira a monitorare le azioni di adattamento dei Paesi“.