26 Maggio 2022
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Cambiamo aria? Vi rinfreschiamo le idee sull’inquinamento indoor

In media, trascorriamo molto più tempo in spazi chiusi che all’aria aperta. Ce lo dice una ricerca Yougov che conferma come, contrariamente all'opinione comune, l’aria che circola in case, uffici, scuole e addirittura automobili - insomma, in spazi chiusi - sia fino a cinque volte più insalubre di quella esterna.

Tempo di lettura: 3 minuti

Il vero problema? Trascorriamo circa il 90% del nostro tempo in ambienti chiusi prediligendoli a spazi aperti e contesti naturali, esponendoci così a rischi per la nostra salute che influenzano negativamente e in modo più o meno diretto i nostri processi cognitivi, decisionali, esecutivi. Certo, la pandemia non ha aiutato, ma questa non è una scusante sufficiente a giustificare la quantità di ore – 22 in totale – che in media trascorriamo in spazi chiusi, prevalentemente domestici. L’82% degli intervistati è convinto di vivere in ambienti indoor per meno di 21 ore al giorno, il 62% per meno di 18, un quadro ben lontano dalla realtà. E se credevamo di essere “scampati” ai rischi da ambiente chiuso in questa era (quasi) post-Covid, ripensiamoci. Evadere dagli spazi domestici per rinchiuderci in spazi di lavoro – dove la situazione viene spesso aggravata dalla co-esistenza di molte persone in spazi sospettosamente ristretti – non migliora esattamente la situazione.

Mai sentito parlare di “aria viziata”?
Quante volte sarà capitato di sentire la necessità di arieggiare un ambiente? Probabilmente molte, ma questa non è solo una impressione. Secondo il Ministero della Salute, le sostanze in grado di influenzare, alterandola, la qualità dell’aria in ambienti indoor sono tangibili e possono essere classificate in: agenti chimici, fisici e biologici provenienti dall’esterno (in questi casi si parla di inquinamento atmosferico outdoor). La maggior parte di queste sostanze sono direttamente collegate a cause interne agli ambienti in cui viviamo. A sostegno di questa tesi, i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla qualità dell’aria dentro le case presentano uno scenario difficilmente ignorabile. A livello globale, infatti, sarebbero sette milioni le persone che ogni anno muoiono prematuramente a causa di malattie riconducibili all’inquinamento atmosferico, in cui rientra anche quello indoor. Tra le principali cause di decesso le malattie cardiache, polmoniti e polmonari ostruttive croniche, fino ai casi più estremi di ictus e tumore ai polmoni. Ma quali sono i principali “colpevoli”? Molti sono relativi alle più comuni attività casalinghe. Tra questi, il fumo da tabacco passivo, i processi di combustione per la cottura dei cibi che contribuiscono all’aumento della concentrazione di ossido e biossido di azoto (NO ed NO2), anidride carbonica (CO2) e monossido di carbonio (CO) e, non da ultimo, i vari prodotti per la pulizia e la manutenzione della casa, come detersivi, solventi e colle.

La nostra salute psicofisica è direttamente correlata alla condizione generale dell’ambiente circostante e della sua salubrità, così come alla qualità dell’aria, che muta significativamente quando le finestre sono aperte o chiuse o dal numero di occupanti in uno spazio chiuso, e,. E ancora, dalla presenza di arredi, mobili, moquette o piante e dal depositarsi di polvere.

I problemi che derivano dalla cosiddetta “Sindrome da edificio malato” non finiscono qui. Secondo uno studio di Harvard University, infatti, seppure i danni procurati non siano immediatamente visibili, sono molto presenti: a una variazione, anche minima delle concentrazioni di anidride carbonica, così come di livello di illuminazione, temperatura, umidità, rumore e ventilazione, di un ambiente chiuso, corrisponde una riduzione proporzionale anche delle funzionalità cognitive, l’insorgere di frequenti mal di testa, un maggiore affaticamento e difficoltà di concentrazione.

Piccoli stratagemmi fanno la differenza
Il miglior modo per iniziare è implementare piccoli accorgimenti fai-da-te per rinfrescare in modo quasi immediato gli ambienti interni:

– Non si fuma in casa! Anzi, meglio non fumare del tutto
– Evitiamo di circondarci di componenti di arredo di cui non conosciamo la provenienza, non certificati e che magari sono stati trattati con vernici tossiche
– Controlliamo spesso i livelli di umidità: non dovrebbero superare il 40-60%
– Infine, dotiamoci di impianti di climatizzazione performanti e altamente sostenibili. Prendiamocene cura regolarmente e con la dovuta attenzione tramite interventi di manutenzione ordinaria. Meglio ancora se si tratta di elettrodomestici di classe superiore, come la soluzione di ventilazione meccanica controllata, recoVAIR proposta di Vaillant, supplemento ideale e silenzioso per ambienti indoor di ogni dimensione, dagli appartamenti alle case monofamiliari. recoVAIR consente, infatti, di eliminare fino al 95% di sostanze dannose per la salute, rinnovando l’aria e filtrando gli agenti inquinanti per il miglior comfort climatico possibile.