5 Febbraio 2023
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Cambiamenti climatici e foreste, una relazione non sempre facile

Nostre grandi alleate nella lotta ai cambiamenti climatici, le foreste hanno bisogno di essere curate e rigenerate. Altrimenti rischiano di ammalarsi. Purtroppo, i casi non mancano, ma neppure le cure

Tempo di lettura: 3 minuti

Tra il 26 e il 30 ottobre del 2018 la tempesta Vaia ha causato danni imponenti in 494 comuni in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Lombardia.

Oltre agli straripamenti dei fiumi e a un’eccezionale ondata di marea a Venezia, sono rimaste impresse nella memoria le immagini delle foreste spianate dalla violenza del vento, che soffiando a oltre 200 chilometri all’ora ha abbattuto milioni di alberi.

Sono stati devastati quasi 43.000 ettari di bosco, con impatti sulle infrastrutture, gli edifici e il patrimonio forestale che hanno superato i due miliardi di euro.

Gli interventi per rimediare al disastro, che viene considerato una delle manifestazioni più eclatanti dei cambiamenti climatici nel nostro Paese, sono cominciati subito: sono stati aperti cantieri per ripristinare strade, ponti e argini danneggiati, si è lavorato per consolidare le frane, per abbattere gli alberi pericolanti e rimuovere quelli sradicati.

Proprio guardando a quanto successo in occasione di eventi simili, come la tempesta Gudrun che ha colpito Danimarca e Svezia nel 2005, è stato immediatamente lanciato l’allarme per le infestazioni di coleotteri.

Evento che si è poi puntualmente verificato e, oggi, le zone colpite dalla tempesta sono purtroppo minacciate dalla diffusione del bostrico (Ips typographus).

Si tratta di un insetto xilofago (mangiatore di legno), le cui larve scavano sotto la corteccia degli abeti rossi (ma non disdegnano neppure il larice, l’abete bianco e il pino silvestre), portandoli rapidamente alla morte.

Il bostrico di solito sceglie le piante deboli e fragili, possibilmente schiantate o spezzate e l’abbondanza di legno causata da Vaia ha favorito la sua riproduzione.

A questo, si sono aggiunti gli schianti da neve dello scorso inverno e la siccità degli ultimi mesi, che hanno contribuito all’esplosione della popolazione dei coleotteri.

Già dal 2019 è stato infatti avviato un monitoraggio della diffusione del bostrico nelle aree colpite da Vaia attuato attraverso apposite trappole.

Ottomila insetti a trappola è considerato il valore che indica la fase epidemica dell’infestazione e nel 2020, in tutta la provincia di Trento, le catture sono state circa 8 volte maggiori di quelle dell’anno 2019, con più di 26.000 insetti a trappola.

Le prospettive sono pesanti: secondo Etifor, uno spin-off dell’Università di Padova impegnato nella valorizzazione del patrimonio forestale, entro 5 anni i metri cubi di legname infestati dal bostrico, quindi inutilizzabile o di scarso valore, potrebbero superare gli 8,7 milioni, con un danno per la filiera del legno pari a circa 350 milioni di euro.

Alla perdita economica si somma il danno ambientale: 11 milioni di tonnellate di CO2 rilasciate dalle foreste morte, oltre alla CO2 che non verrà catturata, pari a quelle emesse in un anno da 5 milioni di automobili.

Per scongiurare questa eventualità, lo spin-off padovano, oltre ad aver aperto wownature.eu, un portale di crowdfunding per gli interventi di riforestazione, propone interventi di medio e lungo periodo.

Tra i primi, i diradamenti dei boschi con il taglio degli alberi più deboli e gli impianti, sotto gli alberi infestati dal bostrico, di altre specie non appetibili per l’insetto.

Nel lungo periodo bisogna invece cercare di creare una struttura forestale più stratificata, con alberi di diverse età, specie e funzioni e in grado di rispondere alle epidemie e alla crisi climatica.

Secondo molti esperti, tra le misure più efficaci c’è la rimozione rapida del legname infestato. Gli associati a Ebs, l’Associazione energia a biomasse solide del Veneto, collaborano con le istituzioni per la manutenzione dei boschi e la valorizzazione del materiale schiantato in una logica di utilizzo a cascata dei materiali disponibili.

Dopo una prima cernita del legname, effettuata in funzione del potenziale utilizzo in segherie, imballaggi, cartiere, costruzioni, si procede al recupero energetico della parte residuale.

La parte da destinare alla valorizzazione energetica viene separata da subito, e in questo modo si contiene la diffusione dell’epidemia.

Anche le amministrazioni pubbliche sono coinvolte nell’azione di contrasto al bostrico. La Regione Veneto ha attivato un programma per individuare le strategie di lotta più adatte a ogni contesto.

In Cansiglio (Bl-Tv), anche in ragione di una minor incidenza del bostrico, si stanno rinforzando le attività di monitoraggio sia mediante l’osservazione diretta da parte degli operatori di Veneto Agricoltura, sia con l’analisi di foto aeree e satellitari.

In questo caso, si procede con l’identificazione dei nuclei colpiti e con gli interventi necessari a isolare l’infestazione con il taglio e l’allontanamento, curato dalle imprese boschive locali, delle piante morte o malate, che peraltro sono in gran parte ancora commerciabili.

Nella foresta di Giazza (Vr) ) è invece in corso una prova di contrasto al bostrico gestita da Veneto Agricoltura e dal dipartimento di entomologia dell’Università di Padova.

Il sistema è chiamato push and pull e prevede che dopo la rimozione degli alberi danneggiati venga usata una combinazione di sostanze repellenti e di feromoni (sostanze attrattive).

I dispositivi contenenti i feromoni vengono posizionati dal personale tecnico dell’Agenzia in apposite trappole al centro della buca, mentre sulle piante che circondano la buca vengono collocati i repellenti.

La logica è quella di attirare gli insetti nella buca e impedirne una nuova dispersione verso l’esterno respingendoli nuovamente verso l’interno.

A oggi sembra che questa misura stia ottenendo un discreto successo.