28 Febbraio 2020

Acquisti online o in negozio? Il vero impatto dell’e-commerce sull’ambiente

E-commerce, un termine inglese che è ormai entrato a far parte del nostro linguaggio comune. L’acquisto online ha infatti conquistato anche molti Italiani. Ma parlando di sostenibilità è meglio comprare online o in negozio?

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Lo shopping online è ormai parte del nostro quotidiano, le cifre parlano chiaro ed evidenziano la continua crescita. Nei mercati più maturi, come Cina e Stati Uniti, l’e-commerce rappresenta già uno dei principali motori nella generazione di consumo, mentre in quelli dove l’offerta si sta sviluppando più in ritardo, l’online mostra una curva molto promettente. Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, in Italia Il valore degli acquisti online nel 2019 ha sfiorato i 31,6 miliardi di euro, un aumento del 15% rispetto al 2018. L’incremento in valore assoluto è il più alto di sempre (4,1 miliardi di euro). 

“Nonostante rappresenti ancora una piccola parte degli acquisti complessivi (7,3% di penetrazione), l’e-commerce è oggi responsabile del 65% della crescita Retail complessiva (online + offline): gli acquisti online salgono infatti del 15%, mentre i consumi complessivi sono stanzialmente stabili (+1,5%)” dichiara Valentina Pontiggia, Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c.

Tra i vari prodotti il comparto più rilevante risulta essere quello dell’Informatica & Elettronica (+19% e un valore complessivo di 5,3 miliardi di euro), seguito dall’Abbigliamento (+16%, 3,3 miliardi di euro). Per quanto riguarda i settori con il ritmo di crescita più elevato troviamo invece l’Arredamento & Home living (+30%, 1,7 miliardi di euro) e il Food & Grocery (+42%, 1,6 miliardi di euro).

Qual è l’impatto ambientale dell’e-commerce sull’ambiente? É meglio comprare online o in negozio?

Interrogativi di non facile risposta. Ci sta provando l’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, che in collaborazione con il B2c Logistic Center, ha lanciato un progetto che mira a diffondere conoscenza sull’impatto ambientale dell’e-commerce in Italia e a sensibilizzare i decision maker. L’Osservatorio si pone l’obiettivo di rispondere ai quesiti inziali tramite lo sviluppo di un modello che quantifichi i kg di CO2 equivalenti (kg CO2e) generati nei processi di acquisto online e offline.

La prima fase dello studio ha visto la mappatura dei processi di acquisto online e offline per definire le micro attività interne che li compongono. A tal proposito, per quanto riguarda l’online troviamo: la fase di prevendita e vendita, la fase di rifornimento, il prelievo e la preparazione dell’ordine, la consegna e l’eventuale post vendita con reso. Mentre per l’offline: la fase di prevendita e vendita, il rifornimento, la consegna – viaggio del consumatore dal punto vendita e viceversa – e l’eventuale post vendita.

Nella seconda fase, invece, l’Osservatorio eCommerce B2c si è occupato dello sviluppo di un modello univoco per quantificare l’impatto ambientale in termini kg CO2e di ciascuna delle attività sopra indicate.

Infine, nella terza ed ultima fase, il modello è stato applicato ai principali settori merceologici come l’abbigliamento, i GDO, l’informatica, l’editoria e molti altri.

Lo studio ha evidenziato come l’e-commerce sia “mediamente” più sostenibile, dal punto di vista ambientale, rispetto alla vendita al dettaglio.

Bisogna tenere in considerazione però che il risultato è influenzato da una molteplicità di fattori, come la struttura della rete distributiva di riferimento, la distanza percorsa dal cliente nel processo di acquisto online, il numero di consegne effettuate in un giro di consegna, la superficie del negozio, la composizione dell’ordine, il tasso di reso e, infine, il settore merceologico di riferimento. Nell’abbigliamento, ad esempio, l’impatto ambientale dell’acquisto online è circa il 20% più basso di quello generato dalla vendita tradizionale, mentre nell’editoria e nell’informatica il risparmio arriverebbe a circa il 30%.

Tutti gli operatori dell’e-commerce sono al lavoro sul fronte della sostenibilità ambientale. Una delle funzioni più coinvolte è sicuramente la logistica, dove l’aumento del flusso di pacchi in consegna genera i dubbi dell’opinione pubblica sulle conseguenze ambientali. Di tutta risposta, cresce l’attenzione dei grandi player – Amazon, Asos, Kering e Zalando in primis – che si sono impegnati a diventare carbon free nel prossimo decennio.