28 Febbraio 2020

TECH vs GREEN

La tecnologia ha un impatto sull’ambiente da non sottovalutare, di cui spesso né i consumatori né i fornitori dell’Information & Communication Technology (ICT) sono consapevoli.

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I device tecnologici e Internet ci hanno permesso di sviluppare nuovi canali di comunicazione (chat, email e social network), modalità di lavoro (smartworking) e strumenti di fruizione e condivisione di notizie e contenuti di diverso tipo (giornali online, blog, piattaforme di streaming video). Tutto questo ha delle conseguenze che si ripercuotono anche sull’ambiente. Basti pensare che per ogni ricerca effettuata su Google – 4 milioni al minuto – vengono emessi 10 grammi di CO2, per rendersi conto di quanto significativo sia l’impatto ambientale della tecnologia a livello globale. 

Utilizzo di PC e Smartphone

Il funzionamento di personal computer e smartphone causa un consumo di energia notevole, dovuto al continuo aumento degli utenti in tutto il mondo. Il Journal of Cleaner Production[1] ha stimato che l’impatto dei dispositivi elettronici e delle infrastrutture ICT sulle emissioni di gas serra arriverà al 14% nel 2040. Questo dato fa riflettere, se si considera che l’intero settore dei trasporti incide per il 20% sull’ambiente. Per ridurre l’impronta, il singolo utente può optare per l’utilizzo di smartphone e tablet che consumano meno energia rispetto ai personal computer. Tuttavia, la tendenza dei consumatori di sostituire lo smartphone sempre più spesso, per seguire le mode del momento, ha comunque un impatto considerevole sull’ambiente.

Lo streaming di video

L’Università di Bristol ha calcolato che lo streaming dei video su YouTube nel 2016 ha prodotto 11 milioni di tonnellate di CO2, una quantità che potrebbe essere registrata in una città come Glasgow o Francoforte. Il rapporto dal titolo “Climate crisis: The unsustainable use of online video – A practical case study for digital sobriety” di The Shift Project, il gruppo di esperti francese che sostiene il passaggio a un’economia post-carbonio, vede nel trasferimento di video online una delle principali cause. Nel 2018, rivelano i ricercatori, il traffico video online ha rappresentato il 60% del totale dei flussi dei dati mondiali, generando oltre 300 milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera. Secondo il rapporto, sono principalmente quattro le tipologie di contenuti che impattano maggiormente: al primo posto troviamo i video on demand su piattaforme come Netflix e Amazon Prime, seguono le piattaforme di contenuti per adulti, come Pornhub e YouPorn, al terzo posto i video tube su YouTube e Daily Motion e, infine, i video pubblicati sui social network.

Email e social network

Questo è l’ambito più sottovaluto per quanto riguarda le emissioni di CO2, sebbene uno dei più influenti. Infatti, un post su Facebook o un Tweet richiedono un utilizzo di energia di dispositivi connessi, di server, di data center e di infrastrutture di comunicazione. I grandi colossi del digital, sempre più consapevoli del problema, hanno calcolato l’impronta dei propri utenti. E’ emerso che, per esempio, un iscritto a Facebook emette circa 299 grammi di CO2 all’anno (e gli utenti sono in totale 2,4 miliardi).Anche le email non possono essere classificate come eco-friendly: l’invio di un messaggio di posta elettronica produce infatti 5 grammi di CO2 in media, che sale anche a 50 grammi quando vengono inviati allegati particolarmente pesanti. Ridurre la propria impronta nell’uso della tecnologia non è impossibile. Si può partire da piccoli accorgimenti, come: scegliere un motore di ricerca su Internet più sostenibile,  come Gaatle di Lifegate, acquistare un alimentatore a risparmio energetico per i propri device, abbassare la luminosità dello schermo, scollegare o comunque spegnere tutti i dispositivi non utilizzati, cestinare le email dalla casella di posta elettronica ed eliminare la cronologia dei siti visitati. Tuttavia, per ottenere risultati concreti nel futuro sarebbe auspicabile avviare campagne di educazione e sensibilizzazione sul tema dell’inquinamento digitale sia per i fornitori di tecnologia, che mirano a una diffusione massiccia dei propri prodotti, sia per gli utenti, che non sono del tutto consapevoli delle conseguenze dei propri click.


[1] Rivista internazionale e transdisciplinare che si concentra sulla ricerca in materia di sostenibilità.