21 Settembre 2021
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sport e ambiente

Sport, innovazione e rispetto dell’ambiente

Innovazione nei materiali e attrezzature sempre più performanti, con una grande attenzione al benessere, anche psicologico, delle persone che praticano attività fisiche. Lo sport si conferma uno dei settori più dinamici in uscita dalla pandemia e la sostenibilità e il rispetto per l'ambiente sono ormai nel suo Dna

Tempo di lettura: 3 minuti

Se per decenni l’innovazione nel settore dei materiali è stata trainata soprattutto dall’aerospaziale e dalle ricerche in ambito militare, negli ultimi anni una spinta decisa è venuta anche dal mondo dello sport.

Mezzi, a motore o meno, attrezzi, indumenti e protezioni sono al centro di ricerche e sperimentazioni che, anno dopo anno, producono miglioramenti nelle prestazioni a cui si associano spesso riduzioni degli impatti sull’ambiente.

E se nell’antichità e per moltissimo tempo le uniche materie conosciute da chi faceva sport sono state il legno, il metallo e qualche tessuto, dalla metà del XX secolo si è assistito alla diffusione delle fibre sintetiche.

Negli ultimi anni, poi, sono stati messi in commercio anche i nanomateriali, che vengono sempre più spesso utilizzati per migliorare le caratteristiche e le prestazioni degli indumenti.

Un caso particolarmente significativo è costituito dai cosiddetti tessuti funzionali che, grazie a lavorazioni e finissaggi particolari, garantiscono prestazioni aggiuntive rispetto a quelle dei loro corrispettivi tradizionali.

L’Istituto per i polimeri compositi e biomateriali del Cnr sta conducendo delle ricerche sulla possibilità di inserire nei tessuti e nelle fibre materiali e strutture nanodimensionali, tra cui i nanotubi di carbonio, grafene, biossido di titanio e nanocapsule.

In particolare, sono in corso sperimentazioni su tessuti in grado di rilasciare sostanze bioattive, capaci di prevenire la proliferazione di microbi e batteri, riducendo i cattivi odori e la formazione di macchie.

Per scongiurare qualunque rischio per l’ambiente e le persone che indossano questi tessuti, vengono usate molecole di origine vegetale, come gli oli essenziali e loro componenti.

Questo ambito di ricerca procede di pari passo con le tecnologie di incapsulazione, che sfruttano polimeri, opportunamente selezionati a secondo della tipologia di agente e della destinazione d’uso del tessuto, per rilasciare in modo graduale farmaci per la cura delle malattie della pelle o infiammazioni.

Ancora, sono in corso sperimentazioni sui processi di ceramizzazione dei tessuti: applicando dei rivestimenti nanostrutturati è possibile trasferire le proprietà del materiale ceramico ai supporti tessili.

Le applicazioni dei tessuti ceramizzati sono numerose: oltre a essere estremamente resistenti ai lavaggi, possono essere usati con funzioni antifiamma, antimicrobiche/antiodore e traspirante/impermeabile.

Tutte qualità molto apprezzate da chi fa sport, anche da chi pratica il tennis, una delle attività sportive che ha resistito meglio alla pandemia. Secondo i dati della Federazione italiana tennis, oggi ci sono più di 9.000 circoli censiti in tutta Italia e negli ultimi sei mesi le prenotazioni dei campi sono cresciute di quasi il 60%.

Oltre al fatto che giocando a tennis è possibile rispettare tutte le norme sul distanziamento, cosa molto difficile per esempio nelle palestre, un’altra delle possibili spiegazioni del successo di questo sport è il fatto che negli ultimi anni è stato al centro di un’intensa attività di ricerca che ha garantito ai giocatori materiali molto più performanti.

Il Cnr è membro del progetto di ricerca Grephene Flagship, lanciato nel 2013 dall’Unione europea per contribuire alla costruzione di un’economia industriale basata sul grafene e sta portando avanti sperimentazioni che spaziano, appunto, dalle racchette da tennis fino all’automotive e all’aereonautica, con partner come Fiat, Leonardo e Airbus.

Nell’ambito di questo progetto sono in fase di sviluppo filtri al grafene per rimuovere antibiotici e altri inquinanti dall’acqua, piste conduttive per proteggere gli aerei dal ghiaccio, antenne flessibili prive di metallo e sensori per monitorare le condizioni di pazienti e sportivi in tempo reale.

Che la sostenibilità faccia ormai parte dei valori costitutivi delle marche di abbigliamento sportivo è confermato dall’iniziativa di Salomon. L’azienda francese si è impegnata a ridurre le proprie emissioni di CO2 del 30% entro il 2025 e di migliorare l’impatto ambientale complessivo, con un approccio che riguarda sia i suoi atleti sia gli eventi che organizza.

Partendo da questi ultimi, Salomon prevede di ridurre i consumi di acqua e di usare energie rinnovabili, potenziando il riciclo dei rifiuti ed evitando di usare plastica per trofei, borse. Inoltre, Salomon punta sul cibo locale, se possibile vegetariano o vegano, e ha deciso di rinunciare alle riprese televisive effettuate dagli elicotteri.

Per quanto riguarda invece gli atleti, il brand d’oltralpe si impegna a riparare le attrezzature usate per ridurre la produzione di rifiuti e a organizzare i calendari delle gare in modo da evitare, per quanto possibile, quelle competizioni all’estero che richiedono spostamenti aerei.

Asics, invece, ha lanciato la World Uplift Map, un’iniziativa che, su scala globale, cerca di quantificare i benefici dello sport sulla psiche delle persone.

Combinando dei questionari a un software in grado di leggere lo stato emotivo prima e dopo l’attività sportiva, l’azienda sta raccogliendo informazioni che, a oggi, dimostrerebbero che chi fa sport si sente più energico (+16% rispetto a chi non ne fa), più sicuro e più tranquillo.

Tra gli sport più benefici, al primo posto il basket, seguito dal fitness e dalla corsa.