22 Aprile 2024
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Social Housing: voce del verbo condividere e includere

Casa. Quattro lettere e due sillabe che contengono interi universi. Storie, persone, relazioni, luoghi, ricordi. La bellezza di una casa risiede solo negli innumerevoli significati che si associano a essa. Dopotutto, a pensarci bene, le case sono contenitori: di vite, di intimità, di immagini, di momenti, di sogni. E proprio perché sono contenitori, possono essere riempiti a proprio piacimento. Oggi scegliamo di riempirle di socialità.

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In Italia, la questione del disagio abitativo tocca quasi un milione e mezzo di famiglie, con impatti significativi sulle categorie di popolazione più deboli. Una delle risposte alla crescente domanda abitativa è rappresentata dall’edilizia sociale a canone calmierato o affordable housing, rivolto alla cosiddetta “fascia grigia”, ossia quella porzione di popolazione che non ha le risorse per accedere al mercato immobiliare tradizionale, ma che al contempo non si trova in una difficoltà economica tale da consentirle di usufruire delle abitazioni popolari.

Secondo i dati Federcasa, il Social Housing (SH), anche definito edilizia residenziale sociale, conta oggi 25 mila alloggi deliberati da FIA (Fondo Investimenti per l’Abitare) – il fondo nazionale operante nel settore dell’edilizia privata sociale – che si pone come obiettivo la creazione di valore in termini di impatto positivo sul sociale.

Le forme di housing sociale sono soprattutto condivisione di vite. È un concetto che nasce da una opportunità di trasformazione e riqualificazione di un territorio, secondo un concetto di sostenibilità a tutto tondo. Il Social Housing propone interventi urbanistici di ampliamento dell’offerta abitativa, promuovendo stili di vita sostenibili e in armonia con i contesti circostanti, dove i cittadini non sono solo gli utenti finali di un servizio, ma partecipanti e protagonisti attivi di smart communities, in grado di veicolare inclusione e relazioni interpersonali. Una sorta di progettisti del proprio ideale di casa.

Per loro natura infatti, i progetti di SH prevedono il coinvolgimento degli stessi abitanti nella costruzione di una comunità solida, che si instaura grazie alle interrelazioni reciproche e che valorizza il proprio spazio abitativo arricchendolo di numerose attività e iniziative che incoraggiano uno spirito di coesione. Un esempio sono le attività ricreative di gruppo per bambini con genitori lavoratori, così come la condivisione di spazi adibiti a servizi (spazi di lavanderia comuni, palestre, aule studio con dispositivi tecnologici, …), per citarne alcuni.

Da nord a sud, le città del Belpaese si fanno sempre più portabandiera di questa piccola grande rivoluzione, portando soluzioni smart e buone pratiche tutte da scoprire.

Parola d’ordine: innovazione
Tra le realtà più vivaci troviamo sicuramente la città di Milano. Qui, l’attenzione alle tematiche ambientali ha promosso tecniche di ristrutturazione e costruzione all’avanguardia – spesso di recupero – di complessi pre-esistenti, con l’intento di non gravare o sovraccaricare ulteriormente un territorio già particolarmente ricco a livello architettonico. Solo alcuni esempi:

Redo Milano – Connessioni abitative, il più grande progetto di social housing di Milano, con 615 appartamenti di cui 400 in locazione, contribuisce alla riqualificazione del quartiere Rogoredo Santa Giulia. È un complesso integrato di residenze e servizi che invita e guida i futuri abitanti a perseguire uno stile di vita sostenibile e in grado di ridurre di oltre il 40% le emissioni di CO2 grazie a un sistema di isolamento termoacustico ad alte prestazioni e bassi consumi.

Ancora a Milano, Borgo Sostenibile, complesso composto da 323 appartamenti nello storico quartiere di Figino, propone unità abitative di diverse dimensioni in classe energetica A, dotate di riscaldamento e raffrescamento tramite pannelli radianti a pavimento e ventilazione meccanica controllata con recupero di calore per il ricambio d’aria.

E ancora: recentemente, l’Assessore alla sicurezza della città di Milano, Marco Granelli, ha annunciato la riqualificazione dell’ex centro sociale Macao. Qui sorgeranno 800 appartamenti affittabili a prezzi molto competitivi per quello che è già stato definito “il più grande esperimento di case a basso costo d’Italia. E infine, a Firenze, è nata la prima Social Housing Community. Si tratta di un progetto che prevede la realizzazione di spazi comuni all’aperto che favoriscano la creazione di vere e proprie community in grado di portare avanti progetti di co-housing e autogestione sociale. E la lista continua…

Insomma, il Social Housing avrebbe tutti i diritti di essere annoverato tra le innovazioni più intelligenti della nostra epoca. Una cosa è certa: sostenibilità, rigenerazione urbana e inclusione vanno a braccetto e il futuro delle relazioni sociali – anche e soprattutto nell’era post-Covid – potrebbe e dovrebbe passare proprio da qui.