27 Ottobre 2020
terme in italia

Rilassarsi alle terme: ma quanto sono Green?

In questa strana stagione, nella quale la nostra vita è stata scombussolata e cambiata, potersi rilassare, facendo anche del bene al nostro corpo, è fondamentale. Ecco perché le terme sono molto consigliate. Ma quanto sono Green?

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Il nostro Paese è unico se parliamo di tradizione termale: le prime terme risalgono al periodo degli antichi romani che scoprirono i benefici delle sorgenti termali sulla salute; la nostra struttura geologica permette una diffusione praticamente capillare di queste strutture.

Così, dati alla mano l’Italia è il Paese europeo che vanta il maggior numero di stabilimenti termali, strutture che partecipano in modo importante alla crescita della nostra economia.

Lo scorso anno, infatti, il comparto delle imprese termali ha generato circa 800 milioni di fatturato nel solo ambito sanitario, cifra che raggiunge i 2 miliardi se si tiene in considerazione anche l’indotto.

Anche le presenze sono rilevanti e, nel 2019, si sono registrati più di 1 milione di clienti distribuiti negli oltre 300 concessionari italiani. Numeri importanti che fanno percepire l’importanza del turismo termale in Italia.

Ma quanto sono Green le strutture termali italiane? Quanta energia è necessaria per alimentare le piscine termali, le saune e i bagni turchi che ci permettono di godere di qualche ora di relax e di benessere?

Lino Gilioli, presidente del Consorzio del Circuito Termale dell’Emilia Romagna, ci racconta come per ogni struttura produttiva industriale, e quindi anche per le aziende termali, sia possibile quantificare con precisione i consumi energetici, sia per le necessità legate alla produzione di calore che l’energia elettrica, indispensabili per il funzionamento degli impianti.

Ovviamente ogni struttura necessita di una specifica attenzione e analisi dalla quale dipendono le risposte progettuali più coerenti e idonee. L’obiettivo deve, comunque, aver chiaro lo scenario entro il quale è oggi necessario muoversi: la tutela dell’ambiente, riducendo le emissioni di C02, e l’efficienza energetica per dar vita a una struttura aziendale orientata allo sfruttamento delle sole risorse necessarie per l’ottimale funzionamento del processo produttivo – continua GilioliInfine, si deve raggiungere il risparmio energetico, non solo come volano economico, in quanto le risorse risparmiate generano flussi di cassa positivi, ma soprattutto come consapevole utilizzo delle sole energie necessarie“.

In generale una struttura termale se utilizza acque termali fredde necessita di un rilevante fabbisogno di energia termica, indispensabile per riscaldare ingenti quantitativi di acqua termale e sanitaria, oltre alla produzione di vapore, associando anche un’abbondante necessità di energia elettrica utile per il funzionamento degli impianti di sollevamento, pompaggio e distribuzione.

Se invece la struttura termale parte da acque calde, i problemi per alcuni aspetti si invertono perché servono impianti di raffreddamento, conservando inalterata le necessità energetiche relative al consumo di energia elettrica.

In generale, quindi, le strutture termali possono essere considerate energivore. Ecco perché, continua Gilioli, nella loro progettazione è fondamentale considerare i processi di efficientamento, di riuso e di
risparmio delle energie
.

La tecnologia che si dimostra più appropriata per le aziende termali è quella della cogenerazione, associata all’utilizzo di impianti fotovoltaici, solare termico e alle pompe di calore.

Gilioli ci spiega che “diverse strutture termali dell’Emilia Romagna – Terme di Monticelli, Terme della Salvarola, Terme Felsinee, Villaggio della Salute, Castel San Pietro Terme, Punta Marina – hanno intrapreso un percorso virtuoso, mirato alla riduzione dei consumi energetici, al risparmio economico di gestione, all’ottimizzazione del tempo di rientro dell’investimento e al ricorso a strumenti di finanza agevolata e ordinaria“.

I risultati ottenuti da questo gruppo di aziende hanno dimostrano come sia possibile coniugare efficienza energetica e un’offerta turistica interessante e alla portata di tutti i portafogli, attraverso un modello di intervento promosso in collaborazione con il Consorzio Termale dell’Emilia Romagna insieme ad aziende specializzate.

Come dimostra l’esempio delle Terme di Castel San Pietro, località ai piedi dei colli, lungo la via Emilia tra Bologna e Imola; questo impianto termale utilizza sia acqua solfurea che salsobromoiodica che, alla sorgente, è fredda.

La revisione delle loro necessità energetiche – che a inizio ristrutturazione nel 2014 richiedevano una spesa di oltre 170.000 (158.371 m3/a di gas metano e 453.859 kWhe) – attraverso lavori di efficientamento energetico, nel corso degli anni successivi ha portato a una riduzione del 67% dell’energia elettrica acquistata da rete elettrica e a un risparmio economico del 30%.

Con ulteriori lavori di efficientamento nel 2016 e nel 2018 i risparmi economici ottenuti – con conseguente riduzione dell’energia utilizzata – sono stati del 20% e del 10% rispetto al valore precedente. Con gli ultimi lavori effettuati quest’anno, il complesso termale si aspetta un ulteriore abbattimento del 15% di questi valori.

Soltanto per gli aspetti di natura economica si è passati da una spesa energetica di circa 170.000 euro/anno del 2014 a una spesa di poco superiore ai 70.000 euro/anno generando – ripagati i costi di gestione degli impianti (cogeneratore, pompe di calore, pannelli fotovoltaici) – un volano finanziario di circa 80.000 euro/anno a cui si aggiungono le risorse dei certificati bianchi e quelle relative allo scambio sul posto.

Accanto ai vantaggi economici vanno naturalmente considerati i vantaggi ambientali, sia in termini di riduzione delle emissioni in atmosfera sia di riduzione delle energie necessarie per il funzionamento della struttura.