22 Ottobre 2021
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mobilità a basso impatto ambientale

Prendiamo il bus a basso impatto ambientale

Elettrico, a biometano o a idrogeno: non importa la tecnologia, ma che le amministrazioni pubbliche puntino sempre più su mezzi di trasporto a basso impatto ambientale

Tempo di lettura: 3 minuti

Nel nostro Paese, il settore dei trasporti produce oltre il 49% delle emissioni di polveri sottili (Pm10) di cui oltre il 65% deriva proprio dal trasporto stradale.

Se a questo dato aggiungiamo quello legato al parco autoveicoli italiano – il più “denso” d’Europa (da soli contiamo per il 17% dei veicoli circolanti) – che è anche tra i più vecchi del continente, è facile intuire la portata dell‘inquinamento atmosferico causato dalla mobilità (fonte: Legambiente, rapporto L’aria che tira).

Nelle città la situazione è anche peggiore – Roma, per esempio, conta 62 autoveicoli ogni 100 abitanti, dato peggiore in Europa – dal momento che si stima che il 50/60% dell’inquinamento delle aree urbane sia dovuto proprio al traffico veicolare.

È ovvio allora che, se il sistema dei trasporti è considerato uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico, si debba intervenire per provare a risolvere il problema. In che modo? Incentivando una mobilità di massa a basso impatto ambientale.

Metropolitane e mezzi pubblici elettrici in primis laddove è possibile e convenga economicamente farlo. Dove non si può, attraverso la tecnologia, lavorare per aumentare il trasporto pubblico locale attraverso mezzi poco inquinanti o a zero emissioni.

Le possibilità ci sono e i finanziamenti anche. Con il Decreto Legge 59/2021 il Senato ha approvato in via definitiva lo stanziamento di 9.760 milioni di euro per il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili per il rinnovo delle flotte di bus, treni e navi verdi, di cui ben 600 milioni dal 2022 al 2026 per gli autobus, 800 milioni dal 2021 al 2026 per le navi e 1.550 milioni di euro dal 2021 al 2026 per il rafforzamento delle linee regionali di trasporto locale.

Finanziamenti che dovrebbero finire perlopiù nell’elettrificazione del trasporto locale che, a parere dell’associazione Motus-e, dovrebbe essere la strategia su cui puntare.

Come affermato nel vademecum realizzato per le pubbliche amministrazioni, Autobus elettrici nel trasporto pubblico, lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia, anche a fronte di un costo iniziale più elevato, garantisce una maggiore economicità rispetto ai mezzi pubblici con alimentazione tradizionale.

Minori costi di manutenzione, un costo dell’elettricità più basso rispetto a quello del gasolio, fanno prevalere il Total Cost of Ownership dei bus 100% electric rispetto ai mezzi a gasolio.

Una via diversa, invece, è stata adottata in Trentino: dallo scorso luglio, infatti, i 67 autobus in circolazione a Trento sono alimentati con il biometano prodotto dalla raccolta dei rifiuti organici.

Ogni anno nella provincia autonoma vengono raccolte circa 60.000 tonnellate di rifiuti organici e verde, che vengono lavorate dall’impianto di Bio Energia Trentino per produrre biogas che, una volta purificato, viene trasformato in biometano, che viene poi ceduto a Trentino Trasporti per i bus. In questo modo si risparmiano oltre 3 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

Oltre ai mezzi elettrici che vedono tre città lombarde sul podio – Milano al primo posto con il 76% dei trasporti pubblici (comprensivi quindi di bus, tram, filobus e linee della metropolitana) alimentato dall’energia elettrica, Bergamo al secondo con il 23% e Brescia che arriva al 17% – c’è grande interesse verso l’alimentazione a idrogeno verde (quello prodotto attraverso un processo elettrolitico sfruttando le energie rinnovabili).

A Bolzano, infatti, dopo la sperimentazione attivata già nel 2013, arrivano ora 12 nuovi mezzi a celle a combustibile realizzati dall’azienda Solaris. La provincia autonoma ha anche deciso di cofinanziare la costruzione di una stazione di rifornimento a idrogeno presso il deposito autobus del gestore del trasporto pubblico Sasa, nella zona sud della città.

Un passo che anche la città di Terni ha deciso di compiere acquistando, nel periodo tra il 2024 e il 2033, autobus alimentati a idrogeno. Con una delibera presentata dal vicesindaco e assessore all’ambiente Benedetta Salvati, sono stati infatti destinati all’acquisto dei mezzi a idrogeno per la riduzione di inquinanti, come le polveri sottili di tipo PM10 e il biossido di azoto, i 13.360.302 euro del finanziamento ministeriale assegnato a Terni.

Elettrico, a biometano o a idrogeno, l’importante è che le amministrazioni pubbliche puntino sempre più sui mezzi a basso impatto – meglio se a zero emissioni – per contrastare l’inquinamento atmosferico e gli effetti dei cambiamenti climatici.