16 Giugno 2021
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PASQUA 2021: uovo di cioccolato ok, ma sostenibile e solidale!

A Pasqua è impossibile rinunciare all’acquisto del dolce simbolo per eccellenza della festività: l’uovo di cioccolato. Ma attenzione! Non tutte le uova sono uguali. Troppe di queste nascono nei Paesi più poveri dell’Africa e nascondono una storia e una provenienza tutt’altro che dolci…

Tempo di lettura: 3 minuti

Peccato di gola per eccellenza e alimento antidepressivo quando si è un po’ giù di corda, la cioccolata e le più celebri uova sono entrati a pieno titolo nella tradizione pasquale, protagonisti indiscussi sulle nostre tavole insieme alle – ahimè – spesso deludenti sorprese. Ogni anno in Italia, lo dice l’Unione Italiana Food – la produzione di uova di cioccolato e ovetti ammonta in media a 31.207 tonnellate e l’Europa rappresenta il 43.7% del mercato globale. Cifre impressionanti.

Ma, incredibile a dirsi, c’è chi del cioccolato ignora totalmente gusto e sapore.

Ci riferiamo proprio a coloro che concorrono alla sua produzione sin dalle prime fasi – i coltivatori di cacao, per i quali il cibo degli dei rimane un miraggio per via del prezzo troppo elevato. E non è difficile crederlo se si considera che, nei principali Paesi esportatori di cacao come la Costa D’Avorio e il Ghana, un coltivatore di cacao non arriva a guadagnare nemmeno 3$ al giorno.

Questo è solo uno degli aspetti del “dark side of chocolate”, espressione coniata dalla ONG Mighty Earth per indicare le innumerevoli attività illecite e relative ingiustizie legate alla coltivazione e al commercio di questo alimento.

Nelle piantagioni legali di cacao principalmente localizzate in Africa Occidentale, America Latina e in Asia (in particolare in Indonesia), lavorano prevalentemente piccole imprese familiari che dipendono dalla coltivazione e dalla vendita delle fave di cacao, i cui guadagni spesso non arrivano a coprire nemmeno i costi di produzione. Questo perché i coltivatori sono costretti ad assumersi in toto il rischio della volatilità dei prezzi, causata dalle condizioni meteorologiche, politiche e dalle preferenze dei consumatori.
Seppure i governi di Ghana e Costa D’Avorio, principali Paesi produttori di cacao, ad esempio, stiano cercando di fare in modo che le multinazionali del cioccolato paghino il giusto prezzo per le materie prime e abbiano recentemente introdotto una tassa di 400$ per ciascuna tonnellata di prodotto raccolta  tra il 2020 e il 2021, resta ancora molto da fare per supportare gli agricoltori.

Bisogna infatti sapere che, nelle nazioni in questione, non sono presenti solo piantagioni legali, ma anche numerosi campi occupati abusivamente a seguito di azioni di deforestazione. Dagli anni ’60, i due Paesi hanno perso circa il 90% del proprio patrimonio forestale a causa dell’espansione indiscriminata delle coltivazioni illegali di cacao. Seppure nel 2017, entrambi i governi si siano impegnati a monitorare e ridurre il disboscamento illegale con l’iniziativa Cocoa and Forests, che prevede accordi con le principali aziende di cioccolato e cacao per fermare il fenomeno della deforestazione, anche in questo caso c’è ancora molto da fare.

Ma la deforestazione e la povertà imposta ai coltivatori purtroppo non si limitano a essere gli unici problemi connessi alle piantagioni illegali. Qui lo sfruttamento del lavoro minorile è all’ordine del giorno. Dal Cocoa Barometer 2020, overview biennale pubblicata da un consorzio globale di ONG e sindacati impegnati nel rendere sostenibile la produzione del cacao, emerge che ben 1 milione e mezzo di bambini lavora nei campi di cacao solamente in Ghana e in Costa d’Avorio e che il 95% di essi è esposto alle peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile, tra cui l’utilizzo di strumenti pericolosi e pesticidi dannosi per la salute.

MA QUINDI DOBBIAMO RINUNCIARE AL CIOCCOLATO?! NO, MA…

La soluzione più semplice potrebbe sembrare quella di non consumare più cioccolato. Tuttavia, interrompere l’acquisto di questo alimento significherebbe mettere a dura prova non solo i piccoli coltivatori, ma anche le aziende del comparto agroalimentare che producono i propri dolci utilizzando cioccolato sostenibile e di provenienza controllata.

È il caso ad esempio di ICAM, azienda italiana storica produttrice di cioccolato, che ha instaurato con le piccole imprese locali in Africa e Sud America delle partnership per garantire il giusto compenso ai coltivatori e offrire supporto tecnico per migliorare la produzione, seguendo i criteri di sostenibilità ambientale.

Pur senza informarsi su ogni singola azienda è quindi possibile per chiunque di noi scegliere cioccolato sostenibile tra gli scaffali del supermercato, acquistando i prodotti che riportano la certificazione di Fairtrade sul packaging, organizzazione internazionale che si impegna a garantire un prezzo minimo della materia prima e offre anche un guadagno aggiuntivo alle piccole imprese agricole locali.

E quindi, nessun timore. Anche quest’anno possiamo procedere con l’acquisto del nostro uovo di cioccolato per onorare la tradizione e dare un sapore di normalità a questa Pasqua 2021 tutt’altro che tradizionale. Quel che conta è fare il più possibile un acquisto consapevole per contribuire in parte alla lotta contro le piantagioni illegali e supportare i coltivatori che dipendono dalla coltivazione e dal commercio di questo alimento.