7 Giugno 2020
evitare spreco d'acqua

Non possiamo più permetterci di sprecare acqua

Così come quello del cibo, lo spreco dell'acqua è una cattiva abitudine che non possiamo più permetterci. E nella giornata dell'acqua, che anche quest'anno cade il 22 marzo, dovremmo forse prendere in seria considerazione nuove pratiche anti-spreco

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Forse, non ci pensiamo (o non lo sappiamo), ma dietro a ogni goccia d’acqua che non salvaguardiamo c’è una sorta di moltiplicatore di fattori che buttiamo al vento. A partire dall’energia elettrica.

Perché per produrre acqua potabile ci vogliono tanti kWh. In Italia si parla di 7,5 miliardi di kWh, praticamente il 2.3% dell’intero fabbisogno nazionale di energia (fonte: Autorità per l’Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico ed Enea)

Un’enormità di energia elettrica che se sprechiamo acqua va due volte in fumo, perché sicuramente dietro alla produzione della forza motrice c’è CO2 dispersa e tanti altri gas climalteranti che non fanno bene né a noi né all’ambiente.

Dimenticare i rubinetti aperti o non aggiustare lo sciacquone quando si rompe lasciando scorrere fiumi di acqua non è più Sostenibile.

È quindi ben chiaro, che ognuno di noi deve e può evitare di sprecare acqua.

Come? Le buone pratiche sono molte. A cominciare dalla nostra vita casalinga. Scegliere elettrodomestici di classe A+ progettati per ridurre l’uso d’acqua è una buona soluzione.

Preferire la doccia, facendola durare non più di 5 minuti al posto del bagno è un’altra buona pratica.

In cucina è anche possibile riutilizzare acque di cottura, come quella della pasta e delle patate, come sgrassante nel lavaggio dei piatti. Si può anche recuperare l’acqua di lavaggio di frutta e verdura per innaffiare le piante.

Se abbiamo il giardino possiamo pensare di recuperare le acque piovane per bagnare le piante. All’estero il recupero delle acque piovane raccolta in appositi serbatoi collegati alle grondaie è già in uso anche per i servizi sanitari: se stiamo progettando una villetta vale la pensa approfondire anche questa soluzione.

E poi pensiamoci due volte quando dobbiamo pulire l’auto. In media, se ne vanno 150 litri a lavaggio (Fonte: Osservatorio Autopromotec). Lo shampoo all’utilitaria è meglio farlo con il secchio: ne bastano due o tre pieni per togliere le macchie più evidenti.

Dipende invece da un sistema industriale poco Sostenibile anche un altro fattore legato alla poca salvaguardia di questa fondamentale materia prima: l’inquinamento delle acque, che purtroppo è sempre più in aumento.

Lo afferma il Cnr-Irsa che fa notare come sulla qualità delle acque incombono minacce ben documentate da moltissime pubblicazioni scientifiche internazionali. Da queste si deduce che sono circa 9.420 gli interferenti endocrini (ftalati, bisfenolo A, Pbde, alchilfenoli), etere di difenile polibromurato (Pbde) e policlorobifenili (Pcb, etc.) corresponsabili di obesità, infertilità, dismetabolismo dei lipidi, danni genetici secondari e casi di cancro.

Ovviamente, tra essi spiccano i Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) che per esempio nelle province di Vicenza, Verona e Padova hanno provocato un danno ambientale che è stimabile in circa 136,8 milioni di euro.

In aggiunta nelle acque, e quindi negli alimenti, possiamo rinvenire anche le cosiddette sostanze neurotossiche: sono circa 1.200 molecole capaci di agire sullo sviluppo del cervello che possono comportare disturbi dell’apprendimento, disturbi da deficit di attenzione e riduzione del QI e della memoria, disturbi dell’emozionalità, influenzando la qualità della vita e le relazioni sociali.

Anche i fitofarmaci, le microplastiche (per la loro capacità di svolgere la funzione di microassorbitori e vettori di metalli pesanti, interferenti endocrini, fitofarmaci etc.) e le molecole di antibiotici (insieme a geni di resistenza e batteri resistenti) che finiscono nelle nostre acque rappresentano un pericolo per la salute e per l’ambiente e che deve essere opportunamente affrontato in termini di prevenzione, monitoraggio e depurazione utilizzando le tecnologie più innovative.

L’appello del Cnr è molto semplice: per preservare o recuperare i servizi ecosistemici sempre più messi a dura prova dai cambiamenti climatici e dal sovrasfruttamento della risorsa idrica, è necessario ripristinare un ciclo dell’acqua più vicino possibile a quello naturale, favorendone un uso razionale e rispettoso, ricordando di utilizzare un approccio di “one-health” poiché la salute dell’uomo è strettamente legata a delle nostre acque e dell’ambiente.