22 Aprile 2024
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monopattini elettrici

Monopattini elettrici, ora la legge c’è

La norma parte non in sicurezza: senza casco né assicurazione. Ma, intanto la mobilità elettrica, soprattutto quella a due ruote, è una scelta moderna e metropolitana: non produce inquinamento quindi incide meno sui costi sociali, sanitari ed economici e, grazie alla sua autonomia, si addice perfettamente ai bisogni di chi vive nelle città

Tempo di lettura: 3 minuti

Senza casco e senza assicurazione: parte così – dopo alcuni mesi di sperimentazione sul campo – la normativa italiana che regolamenta la viabilità dei monopattini elettrici (in Gazzetta Ufficiale, 304 del 30 dicembre 2019).

Parte male, perché niente affatto in sicurezza. Di fatto l’articolo 75 equipara ufficialmente i monopattini elettrici ai veicoli a due ruote, in sostanza le biciclette, ma con qualche distinguo: per esempio sul monopattino il casco non è obbligatorio (in bicicletta lo è fino ai 18 anni).

Tra le critiche alzate alla norma c’è anche quella che la definisce a protezione delle aziende che mettono in condivisione i monopattini (sono più di 100mila i mezzi di questo tipo che già sfrecciano nelle nostre città) che, comunque, non potranno avere una potenza superiore ai 0,5 kW e non potranno superare i 20 km/h di velocità.

Non è neppure necessaria la patente per ciclomotori e chiunque può quindi noleggiarli. Ci immaginiamo che, dopo le tante lamentele, anche questa direttiva dovrà essere ritoccata.

A tutto beneficio, in ogni caso, di un mercato delle due ruote che cresce in Italia e mostra un eccezionale interesse per la propulsione elettrica: lo si evince dai dati relativi alla 77esima edizione dell’Eicma, il Salone del ciclo e del motociclo svoltosi a inizio novembre 2019, il cui tema è stato quello del Moto rivoluzionario.

Il tema interessa: quasi 800mila i visitatori in 6 giorni di esposizione, con 1.887 marchi presenti (+47,54% rispetto al 2018) di cui il 63,86% stranieri, provenienti da 43 Paesi diversi. Tra queste aziende l’interesse verso la mobilità elettrica è altissimo e rappresenta il futuro di questo mercato.

Ne è convinto anche Andrea Dall’Orto, presidente dell’Eicma, che ricorda attraverso i numeri che nel 2018 “sono state immatricolate in Italia 47mila moto elettriche, che rappresentano il 3,5% del totale delle immatricolazioni”.

Un trend di crescita continentale, non solo italiano, tanto che secondo gli ultimi dati dell’European Association of Motorcycle Manufacturers nei primi 6 mesi del 2019 le vendite di motocicli sono cresciute del 10% rispetto allo stesso periodo del 2018 toccando quota 766.328 unità.

Di queste quasi 36.000 sono elettriche con una crescita di quasi il 70% rispetto all’anno precedente; la Francia con 8.723 unità (+60,6% rispetto al 2018) è il mercato più vivace per le moto elettriche seguita dal Belgio (8.087, +111%), dai Paesi Bassi (6.321, +62,1%), dalla Spagna (4.052, +35,8%) e dall’Italia che registra 2.426 elettriche vendute (+86,2%).

Ecco allora che la mobilità elettrica non può più essere considerata, almeno nel mercato delle due ruote, un fenomeno ma è da ritenersi una realtà consolidata che raccoglie il consenso di un nuovo pubblico, soprattutto cittadino, che mantiene uno stile di vita contemporaneo, attento alla sostenibilità e alla diminuzione del suo impatto ambientale, un segmento di consumo che cresce e che si sta affermando in tutto il mondo.

Per Tuv Italia – azienda certificatrice attenta all’evoluzione della sostenibilità i cui laboratori svolgono verifiche di sicurezza elettrica, permettendo le valutazioni tecniche che garantiscono standard di sicurezza per la mobilità elettrica sempre più elevati – “la mobilità elettrica è destinata a crescere, spinta da una serie di fattori strategici come la necessità di diminuire l’inquinamento atmosferico e acustico così come la congestione delle strade, soprattutto di quelle urbane”.

Inoltre, anche le autorità nazionali e locali iniziano a incoraggiare in modo significativo l’utilizzo di mezzi di locomozione elettrici – motocicli, biciclette e anche monopattini – anche attraverso l’introduzione di incentivi, servizi di bike sharing; parcheggi dedicati e stazioni di ricarica.

A questo punto è necessario che siano la cultura e una sempre maggior consapevolezza dei cittadini a forzare il progressivo cambiamento delle abitudini cittadine di mobilità, verso l’elettrico a due ruote.

L’ultimo passo da compiere per le istituzioni, vista la barriera di prezzo dei modelli a due ruote elettrici rispetto a quelli a combustione interna, è l’adozione di politiche di incentivi e di tassazione agevolata che abbiano un impatto emotivo e diventino il volano per la crescita dell’industria del settore.