22 Aprile 2024
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Mare 2022: non sarà più la stessa spiaggia

Dura vita anche per le spiagge italiane e per chi le gestisce. Così, questa estate al mare guardatevi intorno e se vi domandate perché siano diverse in questo articolo trovate la risposta

Tempo di lettura: 2 minuti

Le coste italiane sono destinate a cambiare e non solo per la crisi climatica. Entro il 2024 tutte le spiagge saranno rimesse a gara e la gestione di ciascun tratto di territorio demaniale sarà affidata a chi vincerà il bando.

L’accordo è stato trovato prevedendo una tutela per i concessionari uscenti: saranno risarciti con indennizzi che verranno fissati durante il 2022. Ma il tema delle concessioni balneari interessa anche il fronte ambientale.

Infatti, tra l’intervento degli stabilimenti – che occupano circa il 50% delle coste sabbiose italiane, fino ad arrivare al 70% in Regioni come Emilia-Romagna e Liguria – e la naturale tendenza all’erosione cui sono soggetti i litorali, molte spiagge in Italia non sono fruibili da locali e turisti.

È evidente, dunque, che le aree marittime e costiere necessitano di essere tutelate.

L’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), in collaborazione con la Commissione europea, ha elaborato una relazione circa la valutazione degli standard di qualità delle acque di balneazione europee.

La classificazione del 2022, pubblicata in vista delle vacanze estive, si basa sul monitoraggio effettuato nel 2021 su 21.859 siti di balneazione in tutta Europa, ovvero Stati membri dell’Ue più Albania e Svizzera, e ha evidenziato che la percentuale dei siti di scarsa qualità (1,5%) è diminuita rispetto al 2013 (2%).

I risultati di quest’anno dimostrano che gli oltre 40 anni di lavoro dell’Ue dedicati a migliorare la qualità delle acque di balneazione in tutta Europa hanno giovato alla nostra salute e all’ambiente. Il piano d’azione dell’Ue per l’inquinamento zero e la revisione della direttiva sulle acque di balneazione consolideranno ulteriormente il nostro impegno a prevenire e ridurre l’inquinamento nei prossimi decenni” ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Aea, Hans Bruyninckx.

Grazie alle norme vigenti – che classificano le acque di balneazione a seconda dei livelli di batteri fecali riscontrati in sede di analisi – è diminuita la quantità di acque reflue urbane e industriali non trattate o parzialmente trattate che finiscono in quelle di balneazione.

Proprio grazie al monitoraggio delle fonti di inquinamento e attraverso l’attuazione di misure di gestione integrata delle risorse idriche la qualità delle acque può ancora migliorare.

Ecco perché è importante che la certificazione Uni Iso 13009 venga introdotta come criterio premiante in occasione delle nuove concessioni balneari.

Una norma per migliorare gli standard di sostenibilità dei gestori delle spiagge, affinché queste siano più sicure, accessibili e rispettose dell’ambiente. Valida tre anni, la certificazione punta a valorizzare il patrimonio naturale e culturale attraverso un turismo eco-compatibile.

Il turismo responsabile parte dagli stabilimenti balneari che, oltre a favorire l’accesso e l’inclusività, hanno il compito di assicurare la pulizia delle spiagge e gestire i rifiuti rispettando l’ambiente.

Le modifiche in merito alle concessioni balneari vanno interpretate come un percorso per gli imprenditori che, accompagnati dalla norma 13009, dovranno intervenire sul territorio demaniale con piena considerazione degli effetti sull’ambiente.

Perché un turismo a misura d’uomo che salvaguardi la vita marina è possibile.