21 Ottobre 2020

Le “febbre” dell’Artico

La stagione degli incendi è cominciata e diversi focolai di grandi dimensioni sono stati rilevati nella Siberia artica. Quali sono le cause che provocano gli incendi anche in queste aree del Pianeta? E quali sono le conseguenze sull'ambiente e sugli esseri viventi?

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Le temperature elevate del mese di giugno 2020, pari a quelle record registrate nel mese di giugno dell’anno scorso, hanno dato il via ufficialmente alla tragica stagione degli incendi. Le alte temperature hanno provocato un’attività importante persino in alcune zone dell’Artico, in particolare nella Siberia artica, dove in alcune località le temperature hanno raggiunto i 10 °C sopra la media del mese di giugno.

Non è la prima volta, purtroppo, che si registrano incendi in questa zona, tuttavia quest’anno il fenomeno è scoppiato con alcune settimane di anticipo rispetto agli anni precedenti e questo indica quindi un aumento della velocità del riscaldamento dell’Artico

QUALI SONO LE CONSEGUENZE PER IL PIANETA?

L’Artico si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale – un fenomeno denominato Amplificazione Artica. Con la riduzione della calotta polare, infatti, si riduce anche la capacità della superficie ghiacciata di riflettere la luce solare, con un conseguente aumento del calore assorbito dal mare, che è poi la causa principale dello scioglimento dei ghiacciai.

Il numero e l’intensità degli incendi anche in parti dell’Alaska e nei territori dello Yukon in Canada, sono aumentati a partire dalla seconda settimana di giugno e hanno provocato emissioni di CO2 da record rispetto agli ultimi 18 anni, secondo i dati raccolti da Copernicus Atmosphere Monitoring Service. Le cifre dicono che a  giugno 2020 sono state rilasciate nell’atmosfera 59 megatonnellate di CO2 (nello stesso periodo di riferimento dello scorso anno ne erano state rilevate 53 megatonnellate). Cifre astronomiche che non possono continuare a passare inosservate. 

Tutto questo ovviamente ha delle conseguenze dirette sull’ambiente, sulla qualità dell’aria e sulla salute degli esseri viventi. La sopravvivenza degli animali che vivono nell’Artico, in particolare, dipende fortemente dalla presenza del ghiaccio. Come è facile immaginare, al verificarsi di un fenomeno quali lo scioglimento del ghiaccio, gli animali fanno estrema fatica ad adattarsi. Un aumento dei decessi di molti esemplari è una tristissima conseguenza che va messa in conto e che va combattuta. 

Gli effetti che gli incendi causano sull’ambiente e sugli esseri viventi dovrebbero diventare fonte di preoccupazione per tutti noi, ma dovrebbero soprattutto aiutare a riflettere nell’ottica di una rapida soluzione a un problema globale. In particolare, la riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili, causa principale dell’aumento della CO2 e quindi dell’aumento delle temperature, è un passo decisivo per la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute degli animali e delle persone in tutto il Pianeta. Quale appuntamento migliore della Cop 26 (purtroppo posticipata al 2021 a causa del Covid-19) per mettere davvero la salute del Pianeta in prima linea? Vi terremo aggiornati.