9 Dicembre 2019

La temperatura del Pianeta sta impazzendo?

Attraverso l’analisi dei dati rilasciati in tema di previsioni meteorologiche è possibile prevedere lo scenario cui stiamo andando incontro e le azioni da intraprendere

Tempo di lettura: 3 minuti

Da qualche anno a questa parte il clima è diventato la priorità nelle agende dei governi di tutto il mondo. Questo perché i segni del cambiamento climatico sono sempre più evidenti, così come le conseguenze che questo esercita sull’ambiente e sulla società e, in particolare, su economia, salute, sicurezza e pianificazione urbana e regionale.

È sempre più importante conoscere e individuare i trend delle temperature che il Pianeta sta vivendo per riuscire a prevedere le azioni concrete da intraprendere per salvaguardare la Terra e la popolazione globale. Diverse organizzazioni forniscono informazioni tempestive e accurate sulle temperature e le emissioni di CO2 per supportare i decision maker nel processo di pianificazione strategica.

Il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (Ecmwf), organizzazione intergovernativa sostenuta da 20 Stati membri europei e 14 Stati cooperativi, mette a disposizione gratuitamente i dati raccolti e l’analisi degli stessi, attraverso i quali è possibile analizzare la portata di quanto i cambiamenti climatici stiano influenzando le temperature.

Quali sono i principali trend?

Gli ultimi 4 anni sono stati eccezionalmente caldi a livello mondiale. Europa, Medio Oriente e Stati Uniti Occidentali hanno registrato temperature ben al di sopra della media. In generale, i dati raccolti dall’Ecmwf mostrano che la temperatura globale dell’aria superficiale è aumentata in media di 0,1°C ogni 5-6 anni dalla metà degli anni ’70 e che gli ultimi 4 anni hanno registrato temperature di 1,1°C al di sopra di quelle medie dell’era preindustriale.

Così come sono aumentate le temperature, anche le ore di esposizione al sole sono cresciute di circa il 40% rispetto alla media.

Le conseguenze presenti e quelle future

I primi effetti dei trend sopra descritti sono già visibili.

Il caldo da record ha dato origine ad alcuni fenomeni ricorrenti come: riduzione delle precipitazioni (in Europa settentrionale e centrale, dal 2014 al 2018, è stata registrata una riduzione dell’80% rispetto alla media) periodi anomali di siccità, restrizioni idriche e conseguenti bassi livelli di acqua nei fiumi.

L’innalzamento delle temperature e l’incremento delle ore di esposizione al sole hanno avuto anche un impatto sui ghiacciai alpini, che hanno subito le maggiori perdite di massa. Inoltre, la siccità causata dalle alte temperature ha fatto registrare un picco del pericolo incendi, ben al di sopra della media in molte parti dell’Europa Settentrionale e persino nel Circolo Polare Artico.

L’aumento degli incendi ha provocato a sua volta un incremento dei livelli di CO2 . I roghi, infatti, oltre a causare la deforestazione, esalano nubi di fumo che vengono trasportate per centinaia di chilometri a causa dell’azione del vento. Gli incendi sono responsabili dell’inquinamento atmosferico in misura di gran lunga maggiore rispetto alle emissioni industriali, in quanto producono una combinazione di particolato, monossido di carbonio e altri inquinanti, che appartengono alla categoria dei gas serra (maggiori responsabili del cambiamento climatico).

Negli ultimi 4 anni il livello di CO2 ha continuato a crescere con conseguenze oltre che sulla salute della popolazione globale, anche sull’economia, in particolare sull’agricoltura.

L’importanza della raccolta e dell’analisi dei dati

Eventi climatici anomali come l’estate 2019, con un luglio che ha registrato un caldo da record in gran parte dell’Europa, o l’aumento della temperatura nelle regioni artiche sono segnali allarmanti per tutti, anche per i governi. Alcune iniziative lasciano intravedere i primi segnali di impegno da parte degli Stati, come l’Accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici. In questa sede, i Paesi partecipanti hanno accettato di riesaminare il proprio status quo ogni 5 anni per tenere la situazione monitorata, in modo tale da poter implementare tempestivamente eventuali azioni preventive. Proprio attraverso il monitoraggio, la raccolta e l’analisi dei dati si spera che i decision maker siano in grado di mettere in atto azioni ad hoc efficaci per preservare il pianeta per le generazioni future.