27 Ottobre 2020
neve

La neve che ci tocca

Le previsioni non sono rosee né per noi né per i ghiacciai che proprio a causa del mutamento delle nevicate si stanno sciogliendo con forte velocità. Tuttavia, se saremo in grado limitare l'aumento di temperature entro i 2°C e se svilupperemo nuove tecnologie...

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Sono sempre più neri i ghiacciai alpini di tutta Europa. Scarse precipitazioni di neve e forti periodi di scioglimento fanno sì che i 4.395 ghiacciai sulle Alpi si presentino ormai solo coperti da uno strato consistente di detrito a causa dell’incessante scioglimento.

I ricercatori dell’Università Statale di Milano confrontando i dati di una nuova ricerca cui hanno collaborato anche le Università di Zurigo e di Grenoble e la società austriaca Enveo hanno valutato perdite di circa il 13.2%. Questo corrisponde a un tasso di ritiro annuo di circa l’1.1%, e indica come il ritiro dei ghiacciai continui senza pause dagli anni ’80 fino ai giorni nostri.

Conosciamo il perché: a causa dei cambiamenti climatici le sempre più alte temperature estive portano al naturale scioglimento delle riserve di ghiaccio. Ma anche gli inverni più miti e meno nevosi sono responsabili di questo circolo vizioso.

Davide Fugazza è sui ghiacciai in giro per rilievi quando lo raggiungiamo. Docente a contratto proprio all’Università di Milano è esperto di neve ed è lui che ci allerta sulla neve cui dovremo abituarci ad avere: “Le prospettive purtroppo non sono buone – ci informa – i modelli previsionali basati sugli scenari climatici dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) mostrano ulteriori riduzioni delle nevicate, spessore del manto nevoso e persistenza della neve al suolo. Nella migliore delle ipotesi, è probabile una riduzione del 25% nello spessore del manto nevoso entro la fine del secolo indipendentemente dallo scenario di emissioni considerato. Tuttavia, se saremo in grado di sottostare agli accordi di Parigi volti a limitare l’aumento di temperature entro i 2°C, questo dato potrebbe stabilizzarsi. In caso contrario, la riduzione da qua al 2100 potrebbe superare il 70% e oltre, portando alla quasi totale sparizione della neve nelle zone sotto i 1200 metri“.

Conferma il trend negativo anche Pamela Turchiarulo, che dal suo osservatorio privilegiato della Fondazione Osservatorio Meteorologico Milano Duomo ci racconta cosa succede invece alle nevicate in città: “L’aumento delle temperature sta favorendo una progressiva trasformazione delle nevicate, che, nel periodo freddo dell’anno, sempre più spesso tendono a cadere in forma molto bagnata, quando non addirittura in quella di pioggia, fino a quote piuttosto elevate“.

Quindi è la qualità, più che la quantità che attira l’attenzione della meteorologa: “Pur nella generale tendenza a una riduzione dei quantitativi di cumulato, sono dunque soprattutto le caratteristiche della neve e delle nevicate a essere cambiate: è opportuno infatti ricordare che, quando si parla di aumento di temperature globali e di cambiamenti climatici, non si esclude mai la possibilità che in una certa parte del mondo o in un particolare momento le cose possano andare anche fortemente in controtendenza; anche questo in fondo è indice di un’alterazione e naturalmente il discorso è vero anche per l’ambiente alpino“.

L’allerta dei comprensori sciistici è alta: così come il ricorso alla neve artificiale, che però comporta un consumo elevato di risorse idriche. Anche se qualcosa in questo senso sta migliorando: nei centri di ricerca non sono poche le analisi per consentire un innevamento più Sostenibile.

Come il progetto SnowReSolution in fase di test a Cavalese (TN) da quest’inverno dove la trigenerazione promette di sparare sui campi neve bianca grazie all’energia verde.