28 Febbraio 2020

La casa passiva in Italia

Le origini e l’evoluzione della casa passiva, il modello di abitazione che copre la maggior parte del suo fabbisogno energetico interno ricorrendo a dispositivi passivi

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Oggi anche in Italia si inizia a parlare di edifici Nzeb (Nearly zero energy building) introdotti dalla Direttiva Europea 31/2010/CE. Un piccolo passo verso l’affermazione delle case passive anche in Italia.

Il concetto di Passivhaus, o casa passiva, fu coniato nei primi anni ’90 dal fisico tedesco Wolfgang Feist e dallo svedese Bo Adamson, fondatori del Passivhaus Institut.

Originariamente, la condizione necessaria per definire una casa ‘’passiva’’ era che l’edificio non consumasse, per il solo riscaldamento, più dell’energia equivalente a 1,5 litri di gasolio per metri quadrati. Adesso, con i nuovi standard progettuali e di comfort, si parla di casa passiva quando l’edificio presenta un fabbisogno energetico utile per il riscaldamento e il raffrescamento inferiore ai 15 kWh per metro quadrato all’anno. Il rispetto di questi standard non è tuttavia sufficiente a ottenere il titolo ufficiale.  Tutte le Passivhaus devono essere certificate presso uno dei diversi enti riconosciuti.

Nella pratica…

La casa passiva è un modello di abitazione che garantisce un elevato comfort termico senza impiegare impianti di riscaldamento “convenzionali”, come caldaie e termosifoni.

Il termine “passivo” fa riferimento al fatto che la somma delle fonti di calore generato passivamente, come l’irraggiamento solare trasmesso dalle finestre e il calore interno degli elettrodomestici e degli utenti stessi, è pressoché sufficiente a compensare le perdite dell’involucro durante la stagione fredda.

Solitamente la distribuzione del calore passivo avviene attraverso un sistema di ventilazione controllata con scambiatori a flusso incrociato che recupera il 95% del calore dell’aria in uscita.

Il rimanente fabbisogno energetico può essere generato, per esempio, con una pompa di calore. In questo modo è possibile riscaldare nuovamente “l’aria di alimentazione” necessaria per il riscaldamento. Inoltre, la stessa pompa di calore può essere utilizzata per produrre acqua calda.

La casa passiva in Italia

L’area di maggiore diffusione delle case passive è senza dubbio il Nord Europa, con picchi in Germania, Austria e Olanda. Nel territorio austriaco la casa passiva rappresenta lo standard obbligatorio prescritto per tutti i nuovi edifici già dal 2015.

In questo particolare momento storico, la criticità della situazione ambientale richiama però tutti i Paesi a prendere provvedimenti. A fronte di ciò, anche l’Italia sta iniziando ad abbracciare il concetto di edilizia sostenibile. Forse, l’ideale di casa passiva è ancora lontano dal largo consumo, ma estendendo la definizione a tutti gli edifici Nzeb si evince che il nostro Paese si sta muovendo in quella direzione.

L’Osservatorio Nazionale Nzeb ad opera dell’Enea, ha rivelato, nel triennio 2016-2018 un totale di 1400 edifici con fabbisogno energetico quasi nullo siano essi nuovi e/o ristrutturati. La quasi totalità di questi edifici, 1200, sono da attribuirsi a Lombardia, Piemonte e Marche.

Per dare un’ulteriore spinta a questo inevitabile processo la Direttiva Europea 31/2010/CE, seguita in Italia dal D.Lgs. 192/2005 e successivi aggiornamenti, sancisce che a partire dal 2021 tutti i nuovi edifici dovranno essere costruiti Nzeb. L’obbligo è stato anticipato al 2019 per gli edifici pubblici.

La casa passiva e gli edifici a consumo quasi zero non sono più un’utopia, ma una realtà alla quale un crescente numero di persone inizia ad interessarsi per motivi di risparmio energetico e rispetto ambientale. Così l’attenzione al benessere delle persone e la tutela dell’ambiente si incontrano nell’edilizia sostenibile.