7 Giugno 2020

Il packaging sostenibile crea valore per i brand

Da semplice involucro per la conservazione e il trasporto di un prodotto l’imballaggio si è trasformato nel tempo in un elemento di forte distinzione per i brand. Ma quali sono le conseguenze di questa evoluzione sull’ambiente e cosa si sta facendo per limitarne l’impatto?

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La diffusione dell’e-commerce all’inizio degli anni 2000 ha favorito la distribuzione massiccia di prodotti e imballaggi. Oggi, il concetto di packaging ha assunto un significato tutto nuovo all’interno del processo di acquisto, ingaggiando i consumatori direttamente sul piano emozionale. Colorato, accattivante e attrattivo, sono solo alcuni degli aggettivi con cui potremmo definire il packaging moderno. La sovrapproduzione di confezioni in plastica e altri materiali inquinanti rappresenta però una delle minacce ambientali più gravi dei nostri tempi. La plastica, in particolare, deriva da fonti fossili e si degrada in un lasso di tempo piuttosto lungo. Ad esempio, i contenitori in polietilene o in cloruro di polivinile abbandonati nell’ambiente, impiegano dai 100 ai 1000 anni per essere smaltiti.

La percezione degli italiani sull’impatto ambientale del packaging

Recentemente l’attenzione nei confronti del problema sta crescendo in modo esponenziale anche tra i consumatori. Lo dimostrano i risultati della ricerca di Ipsos, società italiana leader nei servizi di ricerca di mercato, che a Maggio del 2019 ha presentato un dossier di dati interamente dedicato al tema della plastica e del packaging. Lo studio è stato realizzato grazie all’analisi di numerosi sondaggi sulle tematiche di responsabilità sociale d’impresa e sostenibilità ambientale ed auspica a misurare il grado di consapevolezza degli italiani sullo stato di salute del pianeta e le aspettative dei consumatori nei confronti delle aziende. Emerge con forza come il plastic-free rappresenti una scelta strategica per le aziende. Il 41 % degli italiani infatti ritiene che l’imballaggio o la confezione siano il primo fattore di sostenibilità su cui viene valutato un marchio e si dichiara disposto ad adottare le seguenti misure nella percentuale indicata: acquistare prodotti realizzati con materiali riciclati (53%), riutilizzare gli articoli monouso (48%), smettere di acquistare beni con imballaggi non riciclabili (41%), pagare di più per un prodotto o servizio proveniente da un’azienda che attua politiche ambientali serie e rigorose (68%).

La crescente domanda dei consumatori sta orientando sempre più aziende a investire nel packaging sostenibile, il cui mercato globale raggiungerà un valore di 440 miliardi di dollari entro il 2025 con un tasso annuale di crescita del 7,7% secondo i dati di Research and Markets, società americana leader nelle ricerche di mercato.

Al fianco della positiva attitudine dei consumatori, tuttavia, sono le scelte politiche i veri strumenti in grado di accelerare il processo di cambiamento e colmare la carenza di regole sostenibili all’interno del vasto settore produttivo. PlasticsEurope, l’associazione europea delle materie plastiche, ha messo nero su bianco l’obiettivo di prevenire la dispersione di rifiuti inquinanti accogliendo con favore l’approvazione della direttiva del Parlamento Europeo del 5 giugno 2019 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, la direttiva SUP dichiara guerra alle “Single Use Plastics. A tal proposito, con la nuova Legge di Bilancio presto arriverà in Italia la tanto dibattuta plastic tax. Si tratta dell’imposta sul consumo dei MACSI, acronimo di “manufatti in plastica con singolo impiego”.

Uno scenario che potrebbe rappresentare una reale opportunità per i grandi marchi di creare maggiore affinità relazionale con il mercato, dimostrandosi così in grado di interpretare e, in parte, risolvere le preoccupazioni del proprio pubblico. La coscienza ecologica di un brand si esprime anche attraverso le scelte sostenibili, a partire dal packaging.