21 Ottobre 2020

Il mercato della musica verso la sostenibilità

Anche la musica esercita un impatto sull’ambiente che varia in base al formato e alla modalità di ascolto. Da qualche anno a questa parte il mercato musicale si sta muovendo verso la sostenibilità attraverso il disuso dei formati fisici non riciclabili. Da quest'anno, data l'emergenza Covid-19, anche i concerti saranno probabilmente sostituiti da eventi in live streaming, che diminuiranno l’impatto causato dallo spostamento di migliaia di persone e dall’alimentazione dei palchi.

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Ci si pensa poco, ma anche un’azione semplice come quella di scegliere la canzone preferita da una piattaforma di musica in streaming o posizionare un vinile su un giradischi ha un impatto sul Pianeta. Dato che praticamente ogni nostra azione quotidiana ha delle conseguenze sull’ambiente, è importante fare scelte consapevoli. E quindi, anche quando si parla di musica, la decisione riguarda il mezzo da utilizzare per un ascolto sostenibile.

VINILE, CD O STREAMING?

In principio era l’iconico vinile, inizialmente fatto di gommalacca, poi di Pvc[1], molto apprezzato anche dagli utenti nostalgici di oggi.

Poi, a partire dagli anni ‘80, i vinili sono stati sostituiti dalle cassette, ma soprattutto dai CD, che garantivano una maggior durata (un CD può conservarsi per 50-100 anni[2]) e una migliore qualità del suono. Inoltre, i CD sono composti da policarbonato e alluminio[3], materiali che esercitano un impatto ambientale inferiore rispetto al Pvc. Tuttavia, i CD non vengono riciclati proprio per la loro composizione mista che renderebbe difficile e costosa la procedura di riciclo.  

Successivamente, all’inizio del 2000, per superare il problema dell’eliminazione del prodotto fisico, la musica è stata trasformata in formato digitale e caricata su piattaforme che offrono una buona qualità audio senza il problema del deterioramento fisico. Pur sembrando questa la soluzione più green, la  realtà delle cose non è invece così semplice. Infatti, anche la musica in streaming influisce sulle emissioni di CO2, dal momento che anche le varie piattaforme richiedono un utilizzo di energia da parte dei dispositivi connessi, dei server e dei data center per poter riprodurre le varie tracce. 

Quindi, qual è la scelta più sostenibile? Secondo alcuni ricercatori della Keele University, la frequenza[4] con cui si ascolta la musica è un fattore importante per la scelta. Se ascoltiamo un brano solo un paio di volte, lo streaming è l’opzione migliore. Se lo sentiamo ripetutamente, invece, è preferibile averne una copia fisica, in quanto riascoltare un intero album online svariate volte potrebbe richiedere più energia di quella utilizzata dal CD stesso.

Tuttavia, si potrebbe dire che il vinile è la soluzione fisica ottimale, dato che i materiali di cui è composto sono interamente riciclabili. Inoltre, l’utilizzo del vinile ci riporta a un ascolto slow. Prima di tutto, la delicatezza e il costo dell’oggetto portano il consumatore a prestare maggiore attenzione nel maneggiarlo, in secondo luogo, non è possibile passare da un brano all’altro come si fa con altri supporti digitali e, infine, l’esperienza d’ascolto è ogni volta unica, dato che diversi fattori influiscono sul giradischi (come per esempio la polvere).

I CONCERTI DEL FUTURO SONO DIGITALI

Come risaputo, quest’anno, data l’emergenza Covid-19, i concerti non saranno più gli stessi ma saranno sostituiti da eventi in live streaming. Questa nuova forma di intrattenimento ha sicuramente alcuni effetti positivi dal punto di vista della sostenibilità poiché consente di ridurre l’impatto prodotto dall’allestimento (che coinvolge spesso mezzi pesanti), dall‘alimentazione del palco e dagli spostamenti in aereo, in treno o in auto degli artisti e del pubblico. Ma sarà veramente apprezzato da chi è abituato a partecipare fisicamente a concerti live, occasione per vedere il proprio artista preferito esibirsi dal vivo?

Al momento, l’esperimento dei concerti in streaming all’estero sembra stia raccogliendo buoni risultati e lo dimostra per esempio il virtual show “Astronomical” del rapper americano Travis Scott, che ha registrato ben 12 milioni di ascoltatori. Anche in Italia il fenomeno sta iniziando a ingranare e lo dimostra per esempio l’esibizione del cantautore Venerus che, in occasione della Digital Week, ha venduto 800 biglietti.

Sicuramente i concerti in live streaming sono un buon palliativo in questo particolare momento storico. Tuttavia, non bisogna dimenticare che anche il live streaming ha comunque un impatto sull’ambiente, che verrà quantificato solo nei prossimi mesi con l’eventuale diffusione degli eventi digitali. Nel futuro, sempre nell’ottica di una maggiore sostenibilità, si potrebbe trovare un compromesso con una forma ibrida di intrattenimento caratterizzata dall’unione di eventi fisici e digitali. E magari impareremo ad apprezzarli analogamente a quelle che erano le modalità del passato.