26 Maggio 2022
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cibo post guerra ucraina

Il cibo che verrà, dopo la guerra in Ucraina

Greenpeace ha di recente presentato all'Unione Europea un elenco di proposte per contrastare la riduzione della disponibilità di cereali causata dal conflitto in Ucraina, che in più abbassano la dipendenza dai fertilizzati ottenuti dai combustibili fossili. Una soluzione doppiamente vantaggiosa, in linea con le indicazioni delle politiche del Green Deal dell'Europa.

Tempo di lettura: 3 minuti

L’invasione russa dell’Ucraina ha già imposto un conto molto pesante in termini di vittime civili, deportazioni, attacchi e violenze ai danni dei più deboli.

Adesso, con il proseguire delle ostilità, diventano sempre più concrete le minacce al sistema di produzione agroalimentare: Federazione russa e Ucraina sono infatti tra i principali produttori di materie prime agricole del mondo e, nel 2021, la Federazione russa è stata anche il primo esportatore mondiale di fertilizzanti azotati e il secondo fornitore di fertilizzanti a base di potassio e di fosforo.

In un documento rilasciato di recente, la Fao sottolinea come le ostilità, oltre ad aver bloccato molte delle operazioni nei campi, abbiano causato la chiusura dei porti in Ucraina e danneggiato le infrastrutture per lo stoccaggio e la lavorazione delle materie prime. Le alternative a oggi disponibili non sarebbero in grado di sopperire alla mancata operatività.

In aggiunta, il conflitto ha fatto impennare anche i prezzi dell’energia, andando così ad aggravare una situazione già difficile. Secondo la Food and Agriculture Organization, è possibile che fino al 30% delle aree ucraine coltivate a cereali invernali, mais e semi di girasole non saranno coltivate o rimarranno senza raccolto durante la stagione 2022/2023, con i prezzi di cibo e mangimi che potrebbero crescere di oltre il 20%.

Gli impatti peggiori potrebbero verificarsi nei Paesi che dipendono dalle forniture alimentari ucraine e russe per soddisfare le loro esigenze di consumo.

Tra questi, ce ne sono diversi che rientrano tra quelli meno sviluppati (Ldc) e tra quelli a basso reddito con deficit alimentare (Lifdc). Molti Paesi, già prima del conflitto, stavano affrontando gli effetti negativi dei prezzi elevati del cibo e dei fertilizzanti.

Per fare fronte a questa situazione, quantomeno in Europa, Greenpeace ha presentato una serie di proposte alla Commissione europea. Tra queste, la richiesta di ridurre il consumo di carne e aumentare quello di vegetali, abbattere gli sprechi alimentari e l’impiego di fertilizzanti chimici, smettere di usare le colture agricole per produrre energia.

Di particolare interesse, poi, la proposta di ridurre il numero di animali negli allevamenti intensivi per liberare cereali sufficienti a compensare il deficit di grano.

Il senso di questa proposta è chiaro se si considera che nell’Unione europea, su un totale di 303 milioni di tonnellate di cereali (destinate a produrre cibo, mangimi e agli usi industriali combinati), 162,5 milioni sono utilizzati per nutrire gli animali. Basterebbe una riduzione dell’8%, da 162,5 a 149,5 milioni di tonnellate, per rendere disponibili 13 milioni di tonnellate di frumento da destinare al consumo umano.

Inoltre, dato che per gli agricoltori europei gli impatti più pesanti del conflitto saranno quelli legati alla carenza di fertilizzanti, riducendo il numero degli animali allevati in modo intensivo si andrebbe anche ad alleviare la dipendenza dell’Unione da fertilizzanti sintetici sempre più costosi e inquinanti.

Ma la guerra, per fortuna, non ferma la ricerca di nuove strade per migliorare il benessere degli animali in allevamento.

Boehringer Ingelheim, azienda che opera nel settore della salute animale, ha aperto le candidature per partecipare ai Ruminant Well-Being Awards. Organizzati assieme all’Associazione mondiale dei Buiatri (la buiatria è la branca della veterinaria che si occupa delle malattie dei bovini), sono divisi in due categorie.

Il Ruminant Well-Being Research Award viene assegnato a un neolaureato in veterinaria, scienze animali o discipline correlate che abbia contribuito in maniera rilevante alla conoscenza scientifica sul benessere dei ruminanti, mentre Ruminant Well-Being Achievement Award viene assegnato a un veterinario o a un ricercatore in scienze veterinarie che abbia lavorato alla promozione del benessere dei ruminanti.

Ancora, Boehringer Ingelheim ha aperto le candidature per la borsa di studio Gustav Rosenberger Memorial Fund, assegnato a giovani veterinari che contribuiscono allo sviluppano della medicina bovina.