18 Settembre 2020
tecnologia 5G

Facciamo il punto sul 5G

Il 5G è la tecnologia di connessione mobile che farà fare alla Rete un salto enorme di qualità, con maggiore velocità ed efficienza. Inoltre, i rischi alla salute temuti non hanno ragione di preoccuparci

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ll 5G è una tecnologia di rete mobile già in fase di sperimentazione in molte grandi città italiane. Il suo grande vantaggio, rispetto ai sistemi attuali di connettività cellulare è la larghezza della banda con cui i dati verranno trasmessi. Più larga è la banda e più veloce sarà la connessione e, di conseguenza, più efficiente il nostro lavoro.

La velocità è ormai fondamentale e i dati in rete sono la regola comune. Il mondo, infatti, è cambiato e la recente situazione sanitaria ha insegnato a tutti che, per lavorare, nell’era ipertecnologica, è sufficiente avere a disposizione un computer o uno smartphone, una connessione efficiente e il cloud – ovvero un “magazzino” di dati e applicazioni sempre accessibile e raggiungibile ovunque ci si trovi a lavorare.

Per noi utenti il processo sarà trasparente, ovvero accenderemo il nostro device, e ci collegheremo al servizio cloud della nostra azienda potendo trovare lì – indipendentemente da come lo facciamo e da dove siamo – quello che ci serve per lavorare.

Per le aziende, in questa nuova normalità dettata dall’economia digitale, il grado di competitività dipenderà da quello che si definisce digital reach, cioè la capacità di gestire servizi digitali ovunque il business lo richieda. Questo significa l’installazione di un numero enorme di dispositivi e di sensori collegati in rete, pronti a trasmettere dati da elaborare e da mettere a disposizione di dipendenti, potenziali clienti e utenti.

Entro il 2023, Idc prevede che oltre il 50% delle nuove infrastrutture informatiche che le aziende andranno a installare riguarderà proprio questo genere di dispositivi distribuiti ovunque, piuttosto che immagazzinare questi dati nei data center come avviene oggi.

La conseguenza di questa evoluzione è la necessità di disporre di una connessione di rete ultraveloce. Se per i collegamenti da rete fissa la fibra risolve il problema, per il lavoro smart e mobile è fondamentale una tecnologia come il 5G, estremamente veloce.

Cos’è il 5G e quali sono i suoi vantaggi

Attualmente la connessione più veloce utilizzata per collegarsi a Internet utilizzando un dispositivo mobile è il 4G; il passaggio al 5G, sebbene possa sembrare soltanto un piccolo passo, è in realtà un enorme sviluppo dal punto di vista tecnologico.

Il 5G ha la capacità di fornire una banda larga mobile migliorata – eMBB, extreme mobile broadband – in grado di raggiungere fino a 20Gbps: in termini pratici questo significa essere 10 volte più veloci dell’attuale tecnologia 4G Lte e poter scaricare un film della durata di 2 ore in soli 3 secondi.

In termini tecnologici, inoltre, il 5G può offrire una maggiore affidabilità e una minore latenza (il tempo di risposta prima di inviare i dati al dispositivo, un decimo dell’attuale 4G Lte), che saranno essenziali per le applicazioni industriali, mediche, produttive (le cosiddette critical Machine Type Communication – cMtc).

Anche le potenzialità di connessione aumentano perché la connettività arriverebbe ad abilitare 1 milione di connessioni/km² (10 volte più del 4G Lte), permettendo a molte più persone contemporaneamente di sfruttare la rete veloce.

Rispetto alle precedenti tecnologie, quindi, il 5G permette maggiore velocità di trasmissione, tempi di risposta (latenza) più rapidi e la possibilità di gestire un numero molto superiore di connessioni in contemporanea. Tutto bene dunque?

Il 5G e i suoi effetti sulla salute

Come si avrà avuto modo di leggere e di vedere sui social, i principali dubbi legati alla tecnologia 5G riguardano i suoi effetti sulla salute umana. In moti casi – va detto chiaramente e senza lasciare adito a dubbi o discussioni – si tratta di false credenze o di “mezze verità”, che vanno quindi ridimensionate.

I principali temi al riguardo degli effetti del 5G sulla nostra salute – come riportato da una ricerca di Altroconsumo sono i seguenti:

  • saremo bombardati da onde millimetriche più rischiose per la salute
  • ci saranno milioni di mini-antenne intorno a noi dannose per la nostra salute
  • studi su topi e ratti dimostrano che il 5G e le onde elettromagnetiche sono cancerogeni
  • il 5G abbassa le difese immunitarie
  • il coronavirus si trasmette più rapidamente grazie alle onde elettromagnetiche del 5G
  • la diffusione del coronavirus è correlata al 5G

Ebbene, al momento non esistono dati o ricerche scientifiche che permettano di escludere o di confermare che il 5G abbia effetti dannosi per la nostra salute – nemmeno per le tecnologie cellulari precedenti a questa sono ancora arrivate conferme o risposte negative sul loro potenziale effetto nocivo sulla salute dell’uomo.

Quello che si può affermare a oggi, riporta Altroconsumo, è che “quello che sappiamo finora deve rassicurare più che allarmare: il 5G viaggerà sì su frequenze più elevate rispetto a 2G, 3G e 4G, ma la rete di antenne utilizzerà segnali dotati di potenza inferiore.

Inoltre, la capacità di penetrazione di queste onde nei tessuti umani rimane sempre molto bassa e limitata agli strati superficiali della pelle, mancando anche l’energia necessaria per causare un danno al Dna.

Con una rete di questo genere, per la capillarità delle antenne del 5G, l’intensità dei segnali necessari e le frequenze utilizzate, viene da pensare a un’esposizione limitata e dagli effetti negativi paragonabili o addirittura inferiori a quelli derivanti dall’uso di tecnologie precedenti“.

Riguardo alle onde elettromagnetiche emesse dalle tecnologie cellulari – e quindi anche dal 5G – non sono ancora disponibili ricerche scientifiche e dati ufficiali che ci consentano di dimostrare se abbiano o meno effetti dannosi sulla salute umana.

I dati attualmente riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale sull’esposizione umana alle frequenze 2G e 3G – che comunque non offrono risposte definitive – non possono essere utilizzati per il 5G, tecnologia che utilizza sistemi di trasmissione del segnale completamente differenti, e in ogni caso fanno emergere una situazione contraddittoria e tendenzialmente non preoccupante.

Sulla base di queste informazioni, conclude Altroconsumo, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) “ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come cancerogeni di gruppo 2B, ovvero come possibilmente cancerogeni: è il livello più basso di rischio, usato quando ci sono prove limitate“.