28 Febbraio 2020
energia in italia

L’Italia energetica… può fare meglio

Ecco il quadro della situazione energetica italiana: com'è cambiato il nostro mix energetico? Qual è stato l'apporto delle rinnovabili al sistema? E in termini di efficienza come siamo cresciuti?

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A fornire un quadro di come l’Italia utilizzi e consumi l’energia ci pensa ogni anno Enea pubblicando l’analisi del sistema energetico italiano.

Il rapporto serve anche a misurare la transizione energetica del nostro Paese, ovvero come la nostra economia evolva e migliori, attraverso tre specifici indicatori che vanno a formare l’indice Enea-Ispred: prezzi dell’energia, decarbonizzazione e sicurezza nel sistema energetico nazionale.

Ebbene, il quadro non è incoraggiante, perché l’indice, nei primi sei mesi di questo 2019, ha segnato un peggioramento del 5% rispetto al periodo precedente. Cause di questa cattiva prestazione sono state la mancata diminuzione delle emissioni di gas serra, il rallentamento nella produzione di energia da fonti rinnovabili e l’andamento dei prezzi che, nell’insieme, da noi restano superiori alla media Ue.

Aumento della domanda di energia in Italia

Intanto, secondo la Situazione energetica nazionale, stilata dal Ministero dello Sviluppo Economico, nonostante nel 2018 la crescita della nostra economia nel suo complesso abbia perso slancio, la domanda di energia è aumentata, sostenuta dalla ripresa delle attività industriali nella prima parte del 2019.

Questo ha fatto sì che per il terzo anno consecutivo la domanda di energia sia aumentata (+1,6% rispetto al 2017), anche se è rimasta sotto i valori precedenti la crisi.

La domanda di energia primaria ha registrato un incremento maggiore del Pil ed è stata soddisfatta grazie soprattutto alle fonti energetiche fossili: il nostro mix energetico è infatti composto per quasi il 70% complessivamente da gas naturale.

Seguono le fonti rinnovabili che contribuiscono per più del 20% del totale, lasciando briciole percentuali ai contributi derivanti dalle importazioni e dai combustibili solidi (carbone, scisto, torbe, biomasse).

In questo scenario le dinamiche più interessanti del sistema energetico nazionale sono quelle legate al ruolo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.

In entrambi i campi – grazie anche alla pressione dovuta agli impegni assunti dal nostro Paese per il 2020, rafforzati nel Piano Energia e Clima 2030 – i progressi ottenuti mostrano però risultati annuali non uniformi.

La crescita delle fonti energetiche rinnovabili

Nel 2018 l’energia da fonti rinnovabili ha soddisfatto più del 18% dei consumi finali lordi di energia italiani, superando l’obiettivo previsto dal target europeo al 2020.

Le Fer (Fonti energetiche rinnovabili) hanno quindi consolidato il proprio ruolo ecologico all’interno del mix energetico e sono state utilizzate in tutti i settori di impiego – elettrico, termico e dei trasporti – confermandosi una risorsa strategica, anche in termini economici e occupazionali per il nostro sviluppo sostenibile.

Se limitiamo l’analisi delle fonti rinnovabili al solo settore elettrico, la loro incidenza – calcolata applicando i criteri della direttiva 2009/28/CE – sul consumo interno lordo di energia elettrica al netto dei pompaggi arriviamo a un 34,5%, che supera di 3 punti percentuali il valore del 2017.

Tuttavia, la nota negativa è che la performance è stata resa possibile grazie al recupero della generazione di energia idroelettrica, per effetto di migliori condizioni di piovosità, mentre si è contratta quella delle altre Fer.

Efficienza energetica, battuta d’arresto nel 2018

Cattive notizie, invece, sul fronte dell’efficienza energetica… il suo livello, infatti, nonostante continui a restare soddisfacente e tra i migliori in Europa, nel 2018 ha invece mostrato una battuta d’arresto.

L’intensità energetica del Pil nel 2018 è risultata in lieve aumento – circa 106,7 tonnellate equivalenti di petrolio (Tep) per milione di euro – pur restando tra i valori più bassi dei paesi dell’area Ocse.

Va rammentato che l’intensità energetica è una misura macroeconomica che quantifica l’efficienza energetica del sistema economico di un Paese e viene calcolata come rapporto tra unità di energia e unità di prodotto interno lordo.

Da qui nasce la necessità di sviluppare le azioni per migliorare l’efficienza energetica nei settori civile e dei trasporti, dove la domanda di energia continua a crescere.

Necessità che dovrà essere sostenuta anche dalla Politica, dal momento che il livello di efficienza energetica è generato sì dal miglioramento tecnologico, ma soprattutto dagli strumenti di sostegno e di promozione adottati a livello politico (dalle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, al nuovo Conto Termico, ai Titoli di efficienza energetica).

Se si vogliono raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni, il settore dell’efficienza va sostenuto e migliorato: complessivamente, nel periodo 2014-2018, grazie unicamente alle misure attive per l’efficienza energetica sono stati infatti risparmiati 11,8 milioni di Tep (Tonnellate di petrolio equivalente), mentre al 2020 ci si attende un risparmio più che raddoppiato (quasi 26 milioni di Tep).