7 Giugno 2020
bioedilizia

Edilizia bio, i presupposti

La circolarità è condizione fondamentale dell'edilizia bio: i materiali da costruzione sono prevalentemente riciclati e non causano problemi alle persone; a fine vita inoltre trovano altri usi grazie al loro completo smaltimento

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I numeri economici del settore della bioedilizia non sono ancora comparabili con quelli del settore edile tradizionale, tuttavia l’Istat rileva da tempo che il bioefficientamento comincia a rappresentare una forza trainante dell’edilizia nel nostro Paese.

Va chiarito subito che nel sentire comune – nonostante il concetto sia molto più ampio come vedremo – quando si parla di bioedilizia o bioarchitettura si intende soprattutto la costruzione di case in legno con un’accezione legata all’aspetto salutistico.

Tuttavia, pur essendo molto importante, il settore delle costruzioni in legno è solo in parte il protagonista dell’edilizia bio.

Dal terzo Rapporto Case ed Edifici in Legno di FederlegnoArredo, emerge infatti che le nuove abitazioni italiane realizzate in legno pesano il 7% rispetto al totale (dato riferito al 2017), circa 3.224 edifici, di cui il 90% destinato al mercato residenziale, per un valore complessivo pari a 700 milioni, euro più o meno.

In realtà per bioedilizia, si intende l’applicazione dei criteri di sostenibilità nel campo della progettazione e della costruzione edilizia. Stessa cosa vale per i sinonimi: edilizia ecocompatibile, sostenibile, bioecologica.

Il termine ha probabilmente origine dalla parola tedesca baubiologie, la cui traduzione italiana letterale è architettura bioecologica, costruzione letterale con la quale si fa una sintesi dei termini architettura (arte di costruire), bio (favorevole alla vita), eco (in equilibrio con l’ambiente) e logica (intelligente, razionale).

Dato che l’approccio progettuale cercato dalla bioedilizia è quello di tendere all’armonizzazione del rapporto tra ambiente costruito e ambiente naturale, la pratica nasce come reazione alla crisi ambientale di cui l’attività edile è corresponsabile con circa un terzo sul consumo totale di energia nel mondo ed è tra le attività a più alto impatto ambientale – per gli effetti del consumo di suolo e per l’uso di materiali di origine petrolchimica.

Dalla definizione deriva, quindi, che un edificio è ecologico soltanto se il processo edilizio (progetto, realizzazione, uso, demolizione) segue principi di tutela ambientale.

Scopo della bioedilizia è allora quello di valutare i fabbisogni abitativi per ridurre al minimo l’uso del territorio e l’alterazione del paesaggio. Deve inserirsi in un contesto geografico sfruttandone al meglio le caratteristiche climatiche (vento, sole, precipitazioni).

Alla base il ricorso alle risorse rinnovabili è innegabile. Ma oltre a fare bene all’ambiente la bioedilizia pone particolare attenzione alla salute dell’uomo che deve abitare e lavorare in quell’edificio.

Dal punto di vista morfologico, storico e architettonico, invece, la bioedilizia è attenta al recupero del patrimonio edilizio esistente e ne valorizza gli elementi e i materiali tradizionali. Inoltre, favorisce la possibilità di riciclare i propri componenti, di utilizzare risorse e materiali locali, preferendo quelle di più semplice scomponibilità e di più lunga durata, che permettano anche una facile manutenzione.

Infine, dal momento che negli ultimi anni sono emersi molti degli effetti negativi legati all’uso incauto di prodotti potenzialmente pericolosi in molti settori, il “biocostruttore” pone una forte attenzione all’impiego di materiali non nocivi ed ecologici.

La scelta di materiali da costruzione per chi vuole fare una seria progettazione bio è di fondamentale importanza, in quanto influisce sull’ambiente e sulla salute degli abitanti.

Ecco allora che i materiali bioedili devono essere prodotti con poca energia fossile e provenire, possibilmente, da processi di economia circolare.

Inoltre, non devono danneggiare la salute dell’uomo e delle altre forme di vita in tutti i processi del ciclo vitale (produzione, montaggio, uso, dismissione) oltre a essere naturali e privi di sostanze tendenzialmente nocivi.

Alcuni esempi: negli ultimi anni hanno avuto grande diffusione i mattoni porizzati con farina di legno che hanno caratteristiche termiche incrementate dalla presenza di interstizi di aria generati dalla combustione di piccole particelle di legno. Sul mercato esistono anche isolanti di natura vegetale o animale usati al posto di quelli tradizionali (come il poliuretano espanso o il polistirolo).

In commercio si trovano ormai facilmente pannelli realizzati con canapa, sughero, cellulosa e lana di pecora, con prestazioni simili o superiori agli isolanti tradizionali. Insomma, anche nell’edilizia, il futuro è green e circolare: tutto si ricicla e torna all’ambiente da dove è venuto, senza danneggiare persone e territori.