9 Dicembre 2019
depurare aria

Depurare l’aria si può. Si deve

L'inquinamento atmosferico sta danneggiando la salute umana e gli ecosistemi. Larghe fasce della popolazione non vivono in un ambiente sano... è necessario che si trovino soluzioni per migliorare la qualità dell'aria

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Con l’accensione dei riscaldamenti nelle nostre città si ripresenta il problema dell’inquinamento dell’aria e dello sforamento dei limiti imposti dall’Unione Europea.

È una triste realtà, ma in Italia si respira male. E l’aria cattiva nelle città non è soltanto all’esterno ma, purtroppo, anche nelle nostre case e uffici. Per non parlare dei luoghi pubblici: scuole, ospedali…

Nel 2018 in 55 capoluoghi di provincia italiani sono stati superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o per l’ozono; addirittura, in 24 dei 55 capoluoghi il limite è stato superato per entrambi i parametri, con la conseguenza diretta, per i cittadini, di aver dovuto respirare aria inquinata per circa 4 mesi nell’anno (Fonte Legambiente).

Inquinamento dell’aria: i provvedimenti da adottare a livello Paese

Di fronte alle evidenze mostrate dal rapporto di Legambiente sulla qualità dell’aria le amministrazioni pubbliche devono adottare misure strutturali, di lunga visione e non agire con provvedimenti emergenziali, di corto respiro… in tutti i sensi!

Prima misura da prendere è quella dell’ammodernamento dei sistemi di riscaldamento, incentivando i privati ad adottare sistemi meno inquinanti – caldaie a condensazione, pompe di calore – eliminando i sistemi a gasolio che ancora esistono.

Il Comune di Milano, per esempio, tra il 2017 e il 2019, ha messo a disposizione dei cittadini, attraverso bandi specifici, 32 milioni di euro per incentivare l’adozione di caldaie e automobili meno inquinanti.

Le stesse Amministrazioni comunali e regionali, attraverso gli assessorati all’ambiente, devono, quindi, rendere gli stabili da loro gestiti più efficienti energeticamente: chi non è entrato in un ospedale, in una scuola o in un ufficio comunale sperimentando temperature altissime, senza necessità.

Nelle biblioteche dove molti cittadini si recano anche per studiare sono all’ordine del giorno i litigi tra chi chiede di aprire le finestre per smaltire il troppo caldo e chi soffre invece gli spifferi.

È necessario, inoltre, che gli assessorati responsabili della mobilità redigano ambiziosi Piani Urbani di Mobilità Sostenibile (Pums) ripensando l’uso di strade, piazze e spazi pubblici delle città, creando zone 30 e nuovi spazi verdi nei centri urbani.

Si deve lavorare per ridurre il tasso di motorizzazione riportandolo ai livelli delle altre nazioni europee ed è fondamentale incentivare la mobilità sostenibile, potenziando il trasporto pubblico locale, urbano e pendolare, prevedendo inoltre reti ciclabili.

Ben vengano quindi incentivi per i cittadini e interventi politici per ripensare la vita nelle città; la prima grande campagna contro l’inquinamento dell’aria però potrebbe essere fatta rendendo i nostri centri urbani più verdi, piantumando e creando nuove aree verdi.

A Milano, per esempio, si discute di trasformare il cavalcavia di piazzale Corvetto in una passerella verde; oppure a Messina l’associazione ForuMessina ha proposto di dare nuova vita alle ville comunali e agli spazi verdi della città attraverso l’aiuto di privati.

A Bari, invece, entro il 2020 verranno realizzate due aree ecologiche nel quartiere Catino che consegneranno ai cittadini più di 22.000 metri quadri di verde… anche Capri, in occasione della giornata degli alberi del 21 novembre, ha deciso di piantumare in un’area verde comunale 360 alberi.

Oltre alla natura, certamente un aiuto può arrivare dalla tecnologia. La startup italiana Anemotech ha per esempio brevettato The Breath – tessuto composto da una nuova fibra nanotecnologica in grado di ridurre l’inquinamento – che ha visto alcune installazioni sperimentali allo stadio Meazza di Milano.

Il materiale può essere utilizzato come supporto di stampa per la segnaletica stradale, come materiale informativo e didattico nei locali pubblici contribuendo così a ridurre lo smog in città.

A Modena, invece, la sperimentazione ha riguardato i CityTree, speciali pannelli contenenti elementi vegetali, la cui tecnologia è stata studiata dalla startup tedesca Green City Solutions.

I pannelli – lunghi 3 metri, alti 4 e profondi 60 centimetri – sono posizionati lungo il tessuto urbano come delle piccole installazioni vegetali e ripuliscono l’aria catturando polveri e trattenendo polveri sottili, diossido di azoto, ozono e gas serra integrandosi perfettamente nel contesto cittadino.

La creatività tecnologica non conosce davvero limiti… basti pensare che in Cina, dove le soluzioni adottate sono spesso spettacolari, è stato realizzato un cilindro alto più di cento metri con una base formata da una struttura a pannelli solari che si sviluppa per circa la metà di un campo da calcio.

I pannelli solari producono l’energia che serve per generare attraverso il sistema aria purificata da diffondere nella zona circostante.