5 Febbraio 2023
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COP27, nasce il fondo Loss & Damage

Nessun progresso sulla messa al bando dei combustibili fossili ma, per la prima volta nella storia delle Conferenze delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, i Paesi del Sud del mondo hanno visto accolte le proprie richieste, facendo istituire ai Paesi industrializzati un fondo “Perdite e Danni” (Loss & Damage) volto a compensare i pesanti disastri ambientali causati dalle emissioni nocive da loro prodotte negli ultimi due secoli

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Dopo quella di Madrid di tre anni fa, la COP27 tenuta a Sharm el Sheikh, in Egitto, è stata la seconda più lunga di sempre. Ufficialmente pianificata dal 6 al 18 novembre, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si è protratta, infatti, fino a domenica 20 con una plenaria di chiusura tenutasi alle 3 del mattino. Un prolungamento che testimonia quanto la ventisettesima edizione della COP sia stata tesa, a tratti addirittura drammatica.

Il maggior risultato ottenuto è stato, senza dubbio, l’accordo che ha stabilito un meccanismo di finanziamento volto a compensare i Paesi più vulnerabili per “le perdite e i danni” (Loss & Damage) dovuti ai disastri ambientali causati dai cambiamenti climatici. Ad annunciarlo è stato António Guterres, il segretario generale dell’Onu, soddisfatto per l’accordo raggiunto, ma intimamente deluso per le poche decisioni sottoscritte dalla Conferenza. “La COP27 si è svolta non lontano dal Monte Sinai, un luogo centrale per molte fedi e per la storia di Mosè. Ed è stato appropriato. Il caos climatico è una crisi di proporzioni bibliche. I segni sono ovunque. Invece di un roveto ardente, siamo di fronte a un pianeta in fiamme. Fin dall’inizio, questa Conferenza è stata guidata da due temi principali: la giustizia e l’ambizione. Giustizia per coloro in prima linea, che hanno fatto così poco per provocare la crisi, comprese le vittime delle recenti inondazioni in Pakistan che hanno invaso un terzo del Paese. L’ambizione di mantenere vivo il limite di 1,5° C e di allontanare l’umanità dal baratro climatico”.

Per quanto riguarda il primo tema, la giustizia, la COP27 ha raggiunto un accordo storico con l’istituzione, appunto, di un fondo finanziario che dovrebbe diventare operativo a fine 2024: un successo per i Paesi del Sud del mondo che, per la prima volta dall’istituzione delle conferenze sul clima, vedono accolte le proprie richieste, facendo ammettere ai Paesi industrializzati le proprie responsabilità per quanto riguarda i danni climatici causati dalle loro emissioni nocive prodotte negli ultimi due secoli. 380 miliardi di dollari il capitale di partenza stimato per riparare questi danni. Dal punto di vista operativo, spetterà alle prossime due COP stabilire i meccanismi del fondo, elencando quali siano i Paesi vulnerabili beneficiari del sostegno economico. L’Europa ha chiesto che questa lista non attinga al vecchio elenco redatto nel 1992 (che tra i vari Paesi includeva, tra gli altri, anche la Cina), ma prenda in considerazione l’attuale situazione economica mondiale e l’odierno livello di emissioni prodotte dai vari Paesi. Un criterio che pone la Cina in testa alle nazioni oggi più inquinanti.

Per quanto riguarda il secondo tema, l’ambizione di mantenere vivo il limite di 1,5° C e di allontanare l’umanità dal baratro climatico, Guterres è stato netto a fronte delle mancate decisioni: “Cerchiamo di essere chiari. Il nostro pianeta è ancora al pronto soccorso. Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni ora, e questo è un problema che questa COP non ha affrontato. Un fondo per perdite e danni è essenziale, ma non è una risposta se la crisi climatica spazza via dalla mappa un piccolo Stato insulare o trasforma un intero Paese africano in un deserto. Il mondo ha ancora bisogno di fare un passo da gigante in termini di ambizione climatica. La linea rossa che non dobbiamo oltrepassare è la linea che porta il nostro pianeta oltre il limite della temperatura di 1,5°. Per avere qualche speranza di mantenere questo obiettivo, dobbiamo investire massicciamente nelle energie rinnovabili e porre fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili. Dobbiamo evitare una corsa energetica nella quale i Paesi in via di sviluppo arrivino ultimi, come hanno fatto nella corsa ai vaccini contro il Covid-19”. I progressi su questo fronte sono stati, quindi, nulli: una questione chiave come l’eliminazione graduale dei combustibili fossili per limitare il riscaldamento globale a 1,5° non ha visto alcun passo avanti. E la COP28, è stato già annunciato, si terrà dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 negli Emirati Arabi Uniti, un Paese che basa la sua ricchezza proprio su quel gas e quel petrolio che dovrebbero essere limitati al più presto. Un segnale poco incoraggiante. Importante, in questo senso, l’appello finale lanciato da Guterres nel suo discorso: “La giustizia e l’ambizione richiedono la voce essenziale della società civile. La fonte di energia più vitale al mondo è il potere delle persone… Ognuno di noi dovrà combattere nelle trincee ogni giorno. Insieme, non cediamo nella lotta per la giustizia climatica e l’ambizione climatica. Possiamo e dobbiamo vincere questa battaglia per le nostre vite”.