27 Ottobre 2020
trattamento rifiuti

Contro l’abbandono dei rifiuti c’è chi paga

Per incentivare le buone pratiche sono sempre più attivi progetti che ripagano la consegna dei rifiuti. Così è per le vaschette in plastica e per le bottigliette in Pet. Potrebbe essere la strada consigliata anche per le mascherine?

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Mascherine: sembra più facile trovarle per terra che sul viso dove avrebbero la giusta funzione di proteggere. Invece, una volta abbandonate per terra non solo non proteggono, ma inquinano.

E tanto. Se ne sono accorti i volontari di Puliamo il mondo, l’evento che Legambiente organizza dal 1993: quest’anno i sacchetti si sono riempiti di mascherine abbandonate.

Eppure, non sono pochi quelli che ci tengono all’ambiente. Da un sondaggio condotto da Save The Planet emerge che sono i giovani i più intolleranti all’abbandono dei rifiuti per strada, negli spazi naturali o nelle aree pubbliche con il 44% corrispondente alla fascia 18-34 anni, rispetto al 33% dei 35-44 e al 23% dei 55-65 anni.

Insomma, diciamocelo la Generazione Z, quella tra i 18 e i 24 anni, con una netta rappresentanza al femminile (71%) ha una vera e propria propensione alle buone condotte che non si limita al solo rispetto individuale delle regole per il corretto smaltimento dei rifiuti.

Sono coloro che, nel 99% dei casi rilevati, se si trovano una cartaccia tra le mani la tengono in tasca fino a quando non hanno la possibilità di smaltirla correttamente, spesso (quasi la metà delle volte) addirittura fino a casa.

Non solo, sono i 18-24enni a dichiarare di intervenire se vedono qualcuno gettare cartacce per terra, andando dal responsabile per redarguirlo. Almeno questo dice il sondaggio in questione.

Ma allora: chi lascia i rifiuti in giro? Chissà, magari il problema è il vento che fa volare i rifiuti. E in realtà questa non è una boutade: i cestini dei rifiuti dovrebbero essere ripensati per custodire dalle intemperie o dai becchi degli uccelli che ormai sono avvezzi a cercare cibo tra i rifiuti.

Di fatto, più usiamo una cosa e più la si trova in giro. Proprio come le mascherine. E allora c’è chi corre ai ripari impostando campagne di recupero. Come succede con le vaschette di plastica quelle che in molti usano come packet lunch.

Dall’Università Bologna è partita la sperimentazione del progetto Ricircola, un’iniziativa di economia circolare che punta a migliorare la gestione delle vaschette alimentari in plastica a fine vita.

Il coinvolgimento diretto del consumatore prevede che con l’acquisto dei prodotti contrassegnati dal simbolo Ricircola ci si impegna a riconsegnare la vaschetta in plastica vuota presso i punti di raccolta allestiti nei supermercati coinvolti. E ci si guadagna anche: rimborso di 20 centesimi di euro per ogni vaschetta riconsegnata.

Anche le bottigliette in Pet se riconsegnate agli ecocompattatori installati dal Consorzio Coripet per lo più presso i centri commerciali, riconoscono dei buoni spesa. Anche questa pare essere una strada di successo.

Santo subito chi arriverà a pagare per il recupero delle mascherine usate.