27 Ottobre 2020

Come cambia la mobilità urbana durante una pandemia globale?

Auto, bicicletta o mezzi pubblici: come è cambiata la mobilità all’epoca del COVID-19.

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Secondo il rapporto Istat “Gli spostamenti sul territorio prima del COVID-19”, i pendolari in Italia nel 2019 si attestavano intorno ai 33 milioni: 22 milioni di persone si spostavano quotidianamente per recarsi al lavoro e 11 milioni per andare a scuola.

Con l’avvento dello smart working e della didattica a distanza, i numeri sono ovviamente diminuiti, ma con la ripartenza di settembre sono molti i cittadini che torneranno fisicamente ai propri uffici e istituti scolastici e che dovranno quindi scegliere il mezzo più idoneo. E si sa, per prendere i mezzi pubblici si dovranno rispettare tutte le misure necessarie, ormai note a tutti: distanziamento sociale di almeno un metro per chi sta in piedi o seduto e obbligo di indossare la mascherina.

Tuttavia e sfortunatamente, queste norme potrebbero non essere ancora sufficienti se si pensa, ad esempio, ai mezzi affollati nelle ore di punta. Per questo motivo, in alcuni Stati del mondo, si è pensato ad alcuni sistemi aggiuntivi per garantire ai passeggeri un viaggio il più sicuro possibile – accortezze che forse sarebbe bene implementare anche nel nostro Paese. I contatori automatici di passeggeri e i sensori di peso ad esempio, attualmente in uso in Australia e nel Regno Unito, consentono ai viaggiatori di ottenere informazioni sulla capacità della carrozza del mezzo di trasporto tramite la relativa app. In questo modo gli utenti possono già disporsi sulla banchina ed essere pronti a salire sulla carrozza meno affollata. In tutto il mondo, è possibile comunque avere almeno un’idea dello stato di affollamento dei mezzi pubblici utilizzando l’app di Google Maps, che fornisce informazioni ai viaggiatori basandosi sulle tendenze delle corse passate, permettendo così di sapere quanto potrà essere affollato il mezzo che si ha intenzione di prendere.

Eppure, nonostante le norme per prevenire i contagi, non tutti i cittadini si sentono sicuri a tornare a utilizzare i mezzi di trasporto pubblico e preferiscono optare per mezzi propri.

Ma quindi, come si viaggerà nel prossimo futuro?

Da un’indagine condotta da Boston Consulting Group, una multinazionale specializzata in consulenza strategica, è emerso che il 37% degli italiani utilizza molto meno di prima i mezzi pubblici, preferendo piuttosto la propria auto, la bici o gli spostamenti a piedi quando possibile.

La bicicletta, in particolare, sembra il mezzo di trasporto del momento e le vendite, secondo ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), hanno infatti segnato un +60% rispetto allo scorso anno. L’aumento degli spostamenti in bicicletta è stato favorito anche dalla creazione di diverse piste ciclabili in alcune aree urbane, tra cui Milano, che hanno reso il viaggio per i ciclisti più sicuro.

Dopo il lockdown sono aumentate anche le vendite di mezzi elettrici, soprattutto ebike e monopattini. Secondo Legambiente, sono ben 200 mila quelli venduti nel solo mese di maggio 2020, mentre secondo ACEA, il gruppo principale per gli standard nell’industria dell’automobile nell’Unione Europea, nel secondo trimestre del 2020 la quota di mercato dei veicoli elettrici in Europa è arrivata a toccare il 7,2% delle vendite totali (nel 2019 era solo il 2,4%).

Tuttavia, l’auto privata sembra ancora essere la prima scelta degli italiani. Sempre secondo i risultati dell’indagine condotta da Boston Consulting Group che vede come protagonisti Europa, Cina e USA, l’Italia è risultata essere il secondo Paese dopo la Cina per utilizzo dell’auto privata quale mezzo principale.

La fine della mobilità condivisa?

Assolutamente e fortunatamente no! L’analisi condotta dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility conferma come l’utilizzo del bike sharing e di monopattini in sharing sia già tornato quasi ai livelli pre COVID-19. È emerso che, in generale, gli italiani non ritengono i servizi di sharing mobility pericolosi e non hanno intenzione di rinunciare alla mobilità condivisa. Lo speriamo tutti, dal momento che la promozione di una mobilità attiva con mezzi di trasporto eco-friendly dovrebbe essere una priorità per evitare di tornare ai livelli di inquinamento pre COVID-19.  E non solo – si tratta di benefici anche per la salute dei cittadini, che in questo modo aumenterebbero l’attività fisica giornaliera abbassando il rischio di incorrere nei tipici disturbi legati alla sedentarietà. Insomma, fai bene al tuo corpo, fai bene all’ambiente!