4 Dicembre 2021
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cappotti isolanti

Attenzione a quel cappotto che ricopre i condomini

La crescente necessità di abbattere i consumi energetici del settore residenziale ha portato, nel corso degli ultimi decenni, alla costruzione di edifici sempre più coibentati termicamente. Con inevitabili evoluzioni anche per la parte impiantistica

Tempo di lettura: 3 minuti

Nell’ultimo decennio, la spinta verso l’efficientamento energetico del settore residenziale potrebbe essere sintetizzata in “se si consuma meno si inquina meno“. Una filosofia che ha portato alla costruzione e al rinnovamento degli immobili con sistemi di coibentazione sempre più efficaci.

In particolare, tra gli interventi tecnici per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici ci sono sicuramente i sistemi a cappotto, che abbiamo conosciuto meglio grazie agli incentivi del Superbonus 110% inseriti nel Decreto Rilancio del Governo.

Il cappotto termico è un rivestimento delle parti di involucro opaco dell’edifico effettuato attraverso pannelli realizzati in materiali capaci di fornire alla struttura un isolamento termico, che dipende dal valore della conducibilità termica lambda, dallo spessore del pannello stesso e dal materiale impiegato.

Un edificio isolato termicamente attraverso il cappotto, quindi, migliora di molto le caratteristiche di comfort degli ambienti interni, evitando la dispersione del calore verso l’esterno in inverno e proteggendo dal caldo, riducendo la trasmissione del calore, in estate.

Il sistema a cappotto, infatti, elimina le differenze di temperatura tra la parete e l’aria presente negli ambienti abitativi, evitando anche il formarsi di fenomeni di condensa e di muffa causati ai ponti termici.

Se negli anni ’70 un edificio monofamiliare a Milano poteva avere un fabbisogno di energia utile invernale pari a 250 kWh/m2/anno oggi, grazie agli attuali materiali da costruzione, un edificio della stessa tipologia, ma ad alte prestazioni, si attesta attorno ai 40 kWh/m2/anno.

Si capisce bene, quindi, quanto l’efficienza energetica aiuti a spendere di meno in bolletta e a rivalutare la proprietà immobiliare.

Tuttavia, isolare troppo significa anche ridurre i ricambi di aria portando, nel caso le verifiche tecniche lo richiedano, a dover intervenire con sistemi di ventilazione meccanica controllata.

Oggi, un edificio monofamiliare sito a Milano, a basso consumo energetico con ventilazione forzata e controllata (nZeb), ha un carico termico annuo distribuito circa al 55% per il fabbisogno di riscaldamento, al 20% di raffrescamento e al 25% di produzione di acqua calda (sanitario).

Queste nuove distribuzioni di carico termico, spinte verso valori assoluti sempre più bassi per il riscaldamento e il raffrescamento, necessitano di un ulteriore passo evolutivo, che non attiene più e solo alla struttura dell’edificio, ma anche al suo lato impiantistico, di generazione ed emissione dell’energia termica.

Claudio Galli, Technical Consulting & Training Manager Vaillant Group Italia, ci dà una mano a capire meglio come questo scenario abbia cambiato anche la progettazione degli impianti di riscaldamento/condizionamento residenziali.

Carichi termici ridotti – spiega l’ingegnere – richiedono generatori di calore a elevata modulazione del carico termico, in grado di lavorare sia in riscaldamento che in raffrescamento, capaci anche di garantire un adeguato comfort sanitario.

Se poi a questi vincoli tecnici abbiniamo la necessità di utilizzare sempre di più le fonti energetiche rinnovabili per alimentare i generatori di calore, diventa naturale concentrare l’attenzione progettuale su macchine termiche come le pompe di calore elettriche.

Questa tipologia di apparecchio, basata sulla collaudata tecnologia del ciclo frigorifero, è in grado di operare in modalità riscaldamento, piuttosto che raffrescamento, produrre acqua calda sanitaria in combinazione con accumuli sanitari dedicati e con rendimenti paragonabili a quelli di una normale produttore sanitario a gas e, grazie alla tecnologia inverter nelle sue forme più o meno spinte, può lavorare su ampi campi di modulazione.

Per sua natura poi, il ciclo frigorifero lavora grazie a una quota parte di energia elettrica prelevata dalla rete elettrica nazionale, mentre la restante parte (modalità riscaldamento e sanitario) viene catturata dall’energia termica rinnovabile ambientale; il fattore chiave in tale senso sta nel fatto che solo 1/4 dell’energia arriva dalla rete elettrica, mentre i restanti 3/4 arrivano in forma rinnovabile dall’ambiente“.

Quindi, quali sono i benefici di una pompa di calore?

La pompa di calore raggiunge i rendimenti migliori (consumi più bassi) quando lavora per produrre basse temperature di mandata all’impianto di emissione e pertanto si combina al meglio con impianti radianti a pavimento piuttosto che con sistemi di distribuzione d’aria.

Tali sistemi di emissione possono lavorare anche in modalità raffrescamento, permettendo così lo sfruttamento del generatore di calore in tutte le sue possibilità, in ogni periodo dell’anno, garantendo in continuo il miglior comfort abitativo richiesto dall’utente”.

Possiamo insomma affermare che la necessità di ridurre le dispersioni termiche degli edifici e sfruttare quote sempre più elevate di energia rinnovabile primaria, combinate a una evoluzione tecnologica che ha reso fruibili sistemi di riscaldamento e raffrescamento che prima erano riservati a specifiche nicchie di mercato, stanno creando nuove sfide e opportunità per i tecnici del settore edile e impiantistico, che ora si trovano a poter scegliere tra una rosa estesa di soluzioni sempre più efficienti, più interconnesse e sempre più bisognose di specifiche competenze tecniche per essere attuale nel miglior modo possibile.