4 Dicembre 2021
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arte digitale

Arte e digitale, la nuova frontiera del collezionismo

L'arte sfrutta il digitale per aprire un nuovo mercato e rinvigorire il business di musei e gallerie, che gli esperti stimano in crescita esponenziale nei prossimi anni

Tempo di lettura: 2 minuti

Il lockdown e le restrizioni dovute alla pandemia hanno colpito anche il settore della cultura e, in particolare, quello dei musei e delle installazioni d’arte, che hanno visto un crollo del fatturato nello scorso anno.

Tuttavia, il mercato dell’arte sembra non averne risentito. Anzi, facendo di necessità virtù, si è evoluto creando un link innovativo – e pensiamo ormai indissolubile – tra la tecnologia e le opere d’arte che ha dato vita a un nuovo mercato artistico, fatto di bit invece che di colori a olio e di tele.

Con una crescita economica interessante.

I numeri dell’Art Market Report di Ubs e Art Basel mostrano infatti che nella prima metà del 2020 il mercato dell’arte online è cresciuto fino a raggiungere un valore di 5,9 miliardi di dollari, che rappresentano soltanto un 8% del mercato dell’arte complessivo, che vale invece circa 64 miliardi di dollari.

Ora, grazie a questo processo di digitalizzazione – o meglio di tokenizzazione (dal termine token che rappresenta il meccanismo digitale che garantisce l’originalità dell’opera d’arte virtuale) – anche i musei guardano con speranza a un futuro diverso.

Il principale vantaggio del mercato dell’arte online è, ovviamente, la possibilità di raggiungere un numero di utenti potenzialmente enorme e di conseguenza ampliare il mercato dell’arte; il secondo è aprire i musei anche quando non è possibile, permettendo visite virtuali sempre più realistiche e offrire ai visitatori la consultazione di dettagli delle opere d’arte che dal vivo sarebbe impossibile cogliere.

Non solo visite o acquisti e vendite online, ma anche vere e proprie opere d’arte digitali e intangibili. Per i collezionisti d’arte – ma anche per gli artisti – questa nuova vena artistica è un’enorme opportunità.

Oggi le gallerie e i musei possono offrire una catalogazione delle opere tramite Nft – Non-fungible ticket, certificato digitale – e vendere praticamente qualunque cosa, tangibile o intangibile.

Così, per esempio la casa d’aste Christie’s ha battuto l’opera d’arte digitale The First 5000 days di Beeple (nome d’arte dell’artista nordamericano Mike Winkelmann) per la cifra record di 69 milioni di dollari.  Anche i capolavori classici – dal Botticelli a Raffaello, dal Mantegna a Caravaggio – possono diventare Daw (Digital art work)  per poi essere riprodotti in digitale, autenticati dai musei e protetti tramite tecnologia blockchain e Ntf. In questo modo entrano in cataloghi digitali che fanno la gioia di collezionisti e case d’asta.

La prima opera d’arte del genere è stata il Tondo Doni di Michelangelo, venduto per 170.000 euro dagli Uffizi. La crypto art, nel 2020 ha sviluppato un giro d’affari di soli 10 milioni di dollari che è già raddoppiato nei primi mesi del 2021; per gli esperti del settore, complice il grande interesse dei musei che possono rinvigorire i loro bilanci vendendo copie digitali originali dei loro capolavori, le percentuali di crescita del settore sono esponenziali.