2 Luglio 2022
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tecnologia salva api

Apicultori, green e sempre più high tech

Un'app per contrastare i furti di apiari e la possibilità di creare sistemi di monitoraggio per virus e sostanze inquinanti. Sempre più spesso l'innovazione tecnologica si allea con gli apicultori, con vantaggi per la biodiversità e la salute dei territori

Tempo di lettura: 3 minuti

Ci sono gli apicoltori che fanno impresa e che alla fine del mese devono far tornare i conti tra entrate e uscite. E ci sono quelli che lo fanno per passione e che, un apiario alla volta, stanno contribuendo a trasformare i balconi, le terrazze, i parchi e i giardini, delle città italiane in zone protette per le api.

In un caso e nell’altro, gli apicoltori sono custodi della biodiversità e dell’integrità dei territori: vivono dell’opera dei loro insetti, che a loro volta possono bottinare se ci sono fiori e piante in salute, con poco inquinamento e con poche (o meglio: nessuna) monoculture irrorate di pesticidi e diserbanti.

I numeri raccolti dall’Anagrafe nazionale zootecnica confermano un trend importante e in crescita: in Italia ci sono oltre 67.000 apicoltori, con più di un milione e 700.000 arnie.

Cifre importanti, e confortanti, che hanno però suscitato l’attenzione dei ladri: si stima infatti che ogni stagione vengano rubate circa 22.000 arnie, con un danno di circa 10 milioni di euro, ed è probabile che questa cifra sia destinata a crescere in concomitanza con l’espansione dell’apicoltura.

Il furto delle arnie, oltre a provocare un danno economico a chi lo subisce, va ad alimentare un mercato nero parallelo, che non garantisce però il rispetto degli standard di qualità e di tutela della biodiversità assicurati da quello ufficiale.

Per porre un freno a questo fenomeno, Roberto Pasi e Gabriele Garavini hanno fondato AntifurtoArnia, una startup che ha sviluppato B-secure, una tecnologia che permette di geolocalizzare le arnie favorendone così il ritrovamento in caso di furto.

Il sistema sviluppato da AntifurtoArnia, del tutto invisibile dall’esterno dell’arnia, utilizza una scheda Sim in grado di connettersi alle reti di qualsiasi operatore telefonico e comunicare la posizione dell’arnia, sia alle forze dell’ordine sia al proprietario.

Al quale, ulteriore vantaggio, può dare informazioni sulla temperatura e i livelli di umidità degli alveari, contribuendo così a monitorare lo stato di salute degli insetti ospiti.

Oltre a fornire servizi ecosistemici fondamentali come quelli legati all’impollinazione e al mantenimento della biodiversità, le api possono essere usate come bioindicatori nei piani di monitoraggio ambientale.

Sono infatti insetti volanti che formano grandi popolazioni e che hanno un’elevata mobilità all’interno dell’area esplorata. In più, il loro corpo è ricoperto di peli e setole, che cattura il polline e altre particelle durante il volo.

Queste caratteristiche sono già state sfruttate per monitorare i livelli di radioattività, per individuare metalli pesanti e pesticidi e per accertare la presenza di patogeni vegetali.

Di recente, uno studio firmato da Giovanni Cilia, Laura Bortolotti, Sergio Albertazzi, Severino Ghini e Antonio Nanetti ha dimostrato che le api sono in grado di intercettare il virus Sars-Cov-2 durante i loro voli esplorativi.

La ricerca, pubblicata sulla sulla rivista Science of the Total Environment e realizzata nell’ambito del progetto BeeNet, coordinato dal Crea e finanziato dal Mipaaf, ha preso spunto da diversi studi che hanno individuato concentrazioni misurabili del Covid19 nelle polveri sottili disperse nell’aria.

La ricerca è stata condotta installando dei campionatori automatici all’ingresso di 10 alveari posizionati nella sede di Bologna del Crea: in tutti i casi, si è riscontrata la presenza di tracce del virus nei campioni analizzati.

D’altro canto, non sono state rilevate tracce del virus sulla superficie dei favi e delle masse di polline compresso e immagazzinato nelle celle interne all’alveare, escludendo così ogni rischio per gli apicoltori e per i consumatori del miele e del polline.

Lo studio apre alla possibilità di costituire reti di monitoraggio epidemiologico basate sulle api. Il loro utilizzo, infatti, a differenza dei campionatori automatici, è flessibile poiché non richiede infrastrutture specifiche e può essere facilmente replicato, adattandolo alle diverse caratteristiche del territorio. Un altro servizio, anche questo fornito gratuitamente dalle api.