4 Dicembre 2021
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biennale di venezia

Al Padiglione Italia gli accenti della resilienza tecnologica

Alla Biennale di Venezia il curatore, Alessandro Melis, ha voluto mostrare il connubio tecnologia/arte in risposta alla crisi climatica. Ma anche il Padiglione Estone è da tenere sott'occhio

Tempo di lettura: 3 minuti

Le comunità verdi e resilienti in Italia non mancano e Alessandro Melis, architetto e docente all’università di Portsmouth, ha volute portarle alla Biennale di Venezia 2021 concentrandosi su come contro la crisi climatica ci siano anche delle soluzioni tecnologiche per affrontarla al meglio.

Melis che è il curatore del Padiglione Italia è andato a cercarle una a una, da Nord a Sud. E fino al 21 novembre Venezia parlerà anche attraverso i vari accenti della Sostenibilità italiana.

Il padiglione italiano è così incentrato su un percorso suddiviso in 14 sezioni dedicate alle comunità che stanno dando alle crisi ambientali e sociali. Tra le realtà presenti, Arte Sella Valsugana, l’ex villaggio di Borca di Cadore o la Farm Cultural Park di Favara, comunità che sono riuscite a intrecciare ricerca artistica e sostenibilità ambientale e a utilizzarle per rilanciare i loro territori e sostenere l’occupazione.

E poi l’installazione Spandrel dell’Orto Botanico di Padova: dove sono messi in risalto il potenziale evolutivo della diversità, variabilità e ridondanza delle strutture creative. Il segno artistico rimane forte, ma anche la tecnologia.

Come la soluzione per eccellenza rappresentata dalla discarica del Comune di Peccioli (Pisa), selezionato in virtù degli investimenti in infrastrutture e servizi che ne hanno fatto un caso studio a livello internazionale sui temi della resilienza e della circolarità dei metabolismi urbani.

Per ribadire il connubio tra ricerca e scienza a Venezia arriva anche il Cnr. Alle Tese delle Vergini in Arsenale è infatti esposto il FlexMaps Pavilion, una struttura in legno di tipo bending-active ottenuta tramite una tecnica rivoluzionaria di progettazione computazionale sviluppata al Cnr.

Con questa struttura ispirata alle intuizioni morfologiche e topologiche del noto architetto visionario Vittorio Giorgini, l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Cnr (Cnr-Isti) mostra come, grazie al geometry processing, sia possibile creare sinergie tra diverse discipline come l’architettura, la progettazione strutturale e la fabbricazione digitale.

Sono 8 i progetti in mostra firmati da Domus Academy concentrati sulle diverse problematiche del futuro: Roof Zero propone una soluzione ai problemi della mancanza di cibo ed energia che stanno interessando molte comunità; The Vertical Sea realizza un sistema di coltivazioni sui tetti degli edifici nelle città; Floating Environments vuole trovare una co-abitazione pacifica tra l’uomo e gli insetti e piccoli animali responsabili dell’impollinazione; Decade of Resilience presenta un sistema per la raccolta dei rifiuti e delle emissioni di carbonio e la loro trasformazione in nuovi materiali; Ruins of a Lost Future, ispirato al film Metropolis, disegna un percorso sviluppato sopra i tetti delle case, a cui tutti i cittadini hanno libero accesso e dal quale emergono manufatti di un mondo ormai passato; PolyNiche è un sistema che favorisce lo sviluppo della biodiversità per ripopolare le specie autoctone; Escape from Data offre una nuova consapevolezza sui dati personali che, spesso inconsapevolmente, lasciamo quando siamo connessi, proponendo anche delle data cleaning room.

Alla Biennale di Venezia è in mostra anche Melting Landscapes del’architetto giapponese Kei Kaihoh che ha in atto una collaborazione con l’Università Statale di Milano: l’opera è un duomo in neve ricoperto di teli protettivi in alluminio, che vuole dimostrare il bisogno di rallentarne la fusione e prolungarne la durata.

I ricercatori dell’ateneo nel frattempo hanno installato una stazione meteorologica indoor per il monitoraggio e per acquisire dati fondamentali sulla fusione della neve, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sui cambiamenti climatici.

La 17esima edizione della Biennale di Venezia che porta il titolo voluto da Hashim Sarkis How will we live together? ha anche molti altri aspetti legati alla Sostenibilità.

Il padiglione dell’Estonia ha scelto per esempio di focalizzarsi su un aspetto poco considerato dei processi di urbanizzazione, quello dello spopolamento delle città. Si tratta di un fenomeno causato da un intreccio tra le dinamiche demografiche, con bassi livelli di natalità e scarsi apporti dai flussi migratori e quei processi di deindustrializzazione e delocalizzazione tipici della globalizzazione.

Il padiglione estone si focalizza proprio sulle implicazioni sociali, economiche e ambientali della deurbanizzazione e presenta una serie di soluzioni per ridefinire l’identità delle shrinking cities. Demolizioni di fabbricati, politiche abitative attive, restauro di edifici storici e rivitalizzazione degli spazi urbani sono tutte pratiche a cui anche il nostro Paese, che è agli ultimi posti al mondo per tassi di natalità e ha un tessuto produttivo sempre più sfilacciato, farebbe bene a guardare con attenzione.