1 Marzo 2024
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altruismo efficace

Agire bene? Sì, ma con efficacia, come il movimento “Altruismo efficace” insegna

Erede di una tradizione che risale fino alla scuola scozzese dell'utilitarismo, il movimento dell'Altruismo efficace è una delle proposte più audaci per affrontare le grandi sfide della nostra epoca

Tempo di lettura: 3 minuti

Si chiama Altruismo efficace e si sta affermando come un vero e proprio metodo per aiutare gli altri in maniera scientifica.

Nato a nei corridoi della facoltà di Filosofia a Oxford, l’Altruismo efficace è stato proiettato sulla scena internazionale da Toby Ord e William MacAskill (ovvero lo pseudonimo di William David Crouch). Un nuovo movimento che ha tra i suoi ispiratori l’utilitarismo e il filosofo australiano Peter Singer.

Le domande cui prova a rispondere il movimento sono quelle che da sempre accompagnano la condizione umana: come agire per il bene e come farlo con la massima efficacia. E lo fa utilizzando (anche) le ultime conoscenze in materia di acquisizione e analisi dei dati.

Come esplicito fin dal nome, l’obiettivo del movimento è quello di individuare i modi più efficaci per fare del bene, chiedendosi non cosa può fare ciascuno di noi, ma come e perché.

Per dare una risposta a queste domande, il movimento dell’Altruismo efficace adotta un approccio rigorosamente razionale: partendo dalla raccolta e dall’analisi il più possibile approfondite dei dati, si sceglie basandosi su criteri di rigorosa imparzialità, di definizione delle priorità e di valutazione del rapporto costo-efficacia degli interventi.

Partiamo dal primo criterio: l’idea è che il benessere di ogni individuo ha lo stesso peso di quello di chiunque altro, anche di chi ancora non è nato (ed è questa una delle motivazioni per cui chi abbraccia l’altruismo efficace spesso adotta un pensiero a lungo termine) e anche degli esseri viventi non umani con cui condividiamo il Pianeta.

La scelta delle cause su cui impegnarsi va poi ponderata sulla base di una neutralità assoluta, che implica che le risorse vadano indirizzate laddove hanno la maggiore probabilità di dare risultati positivi, a prescindere da chi sono i soggetti a cui vengono assegnate.

Anche in Italia è attiva Altruismo efficace che, come si legge sul suo sito, è composta da “persone impegnate a fare del bene meglio e a riflettere su come massimizzare l’impatto che possiamo avere basandoci sui principi dell’Altruismo efficace“.

La comunità spiega che impegnarsi per una causa avrà un alto impatto nella misura in cui questa causa ha a sua volta un impatto importante sulle vite di molte persone, se poche persone la stanno affrontando e se questa stessa causa è altamente risolvibile o trattabile (cioè se risorse addizionali aiuterebbero molto nell’affrontare il problema).

Inoltre, Altruismo efficace dà dei suggerimenti su come orientare la propria vita professionale per allinearla con l’obiettivo di massimizzarne l’impatto, scelta fondamentale considerato che in media una persona passa 80.000 ore a lavorare, cosa che fa della scelta della professione una delle scelte etiche più importanti.

Secondo Altruismo efficace, si può avere un impatto positivo se si collabora a risolvere i problemi più urgenti (in cima alla lista ci sono i rischi connessi allo sviluppo di un’Intelligenza artificiale forte e quelli legati alle pandemie, seguiti da una guerra nucleare e dai cambiamenti climatici catastrofici) e lo si fa cercando di massimizzare gli esiti positivi con un approccio orientato ai risultati.

Ancora, per avere impatto bisogna trovare un lavoro adatto alle proprie attitudini e che consenta di utilizzare quante più risorse possibile.

Per farlo, il suggerimento è quello di scandire il proprio percorso professionale in tre fasi: la prima dedicata all’esplorazione, la più ampia possibile, dei percorsi promettenti, la seconda basata sulla costruzione di una carriera a partire di uno dei percorsi effettivamente scelti e l’ultima che usa l’esperienza via via accumulata per trovare soluzioni sempre più efficaci.

Oltre a impostare la propria carriera, un’altra azione che ha un grande impatto consiste nel donare alle associazioni che operano sulle cause più importanti.

Anche in questo caso, Altruismo efficace propone tre criteri – quanto bene faremmo se risolvessimo il problema? Quante risorse e quante persone sono già dedicate a risolverlo? Quale frazione del problema ci aspetteremmo di risolvere se raddoppiassimo le risorse dedicate alla sua risoluzione? – per scegliere a quale organizzazione devolvere il proprio contributo.