21 Settembre 2021
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Agenda 2030: mancano 9 anni. A che punto è l’Italia?

Il nostro Paese è ancora lontano dalla sostenibilità economica, sociale e ambientale, ma gli enti locali - Regioni, province e città metropolitane - utilizzano gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell'Onu per pianificare la strategia futura... e questo è un bene

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Cosa dobbiamo aspettarci dall’anno che verrà, sulla base degli obiettivi di sostenibilità che l’Italia si era ripromessa di raggiungere? La risposta arriva dal Rapporto Asvis – l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile – che, per la prima volta, ha valutato la distanza tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dichiarati raggiungibili entro il 2030 – attraverso un accordo sottoscritto nel 2015 da 193 Paesi, inclusa l’Italia – e la loro reale raggiungibilità, segnalando i punti di forza e di debolezza delle regioni, delle province e delle città del Belpaese.

La situazione non è buona: dei 17 obiettivi solo 3 verranno raggiunti con probabile certezza, mentre per gli altri 14 la nostra distanza dalla meta sarà ancora lunga.

Qual è la situazione che vedremo svilupparsi nei prossimi 9 anni? L’analisi Asvis mostra che l’Italia potrebbe riuscire a centrare i target quantitativi associati a soli tre obiettivi dell’Agenda: il Goal 2 (per la quota di coltivazioni destinate a colture biologiche), il Goal 3 (in base al tasso di mortalità per le maggior cause) e il Goal 16 (se si risolve l’affollamento degli istituti di pena).

Zona grigia, che ci offre ancora qualche speranza di raggiungimento del target riguarda invece il Goal 4 (dal punto di vista dell’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione e per la quota di laureati e altri titoli terziari), il Goal 7 (in base alla quota di energia da fonti rinnovabili) e il Goal 13 (per la situazione relativa alla quota di emissioni di gas serra).

Obiettivi contenuti anche nel Green deal della Commissione Europea e su cui, presumibilmente, si concentreranno molte delle attività dei prossimi 2 anni.

La zona nera, dove invece il nostro Paese risulta fortemente in ritardo e certamente non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi, riguarda il Goal 1, ovvero alla voce “quota di persone a rischio povertà ed esclusione sociale“.

Male per l’uso di fertilizzanti che va a incidere sulla quota del Goal 2 e per gli incidenti stradali (Goal 3). C’è tanto da lavorare anche sui Goal 5 e 8 alla voce “parità di genere nel tasso di occupazione” e per l’occupazione 18/64.

Il Goal 6 – per la scarsa efficienza delle reti idriche – non sarà probabilmente raggiunto così come il Goal 9 dove incide negativamente la spesa del nostro Paese in Ricerca e Sviluppo.

Seguono in maglia nera il Goal 10 (disuguaglianza del reddito disponibile), il Goal 11 (qualità dell’aria e offerta del trasporto pubblico), il Goal 12 (produzione di rifiuti), il Goal 14 (aree marine protette), il Goal 15 (consumo di suolo e aree protette terrestri) e il Goal 16 (durata dei procedimenti civili).

La buona notizia però c’è e riguarda i nostri enti territoriali – regioni, province e città metropolitane – che stanno utilizzando gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite come riferimento concettuale e come strumento pratico per coordinare meglio le politiche settoriali di propria competenza, mentre il Governo stenta ancora ad allinearsi a questa impostazione.

Positività che, nonostante il fatto che l’Italia nel suo complesso non raggiungerà la maggior parte degli obiettivi entro la data di scadenza, viene sottolineata dal portavoce dell’Asvis Enrico Giovannini, per il quale “Il lavoro dell’ASviS rivela, grazie all’analisi dei diversi territori, un’Italia attiva, resiliente e impegnata a realizzare il cambiamento, con risultati che in molti casi appaiono in grado di ridurre le distanze tra le diverse aree del Paese“.